Un lavoratore non è un numero

La proposta di legge per tutelare i rider in caso di condizioni climatiche estreme
Il 20 ottobre, è un lunedì, e su Bologna si scatena un diluvio di acqua. Esondano fiumi e torrenti, ci saranno migliaia di sfollati e anche una vittima. La situazione è talmente grave che in quelle ore il sindaco Matteo Lepore lancia l’invito ai cittadini a salire ai piani alti delle case. Ma in quello stesso momento c’è un uomo o una donna, un rider, che sta consegnando sotto il diluvio una pizza o chissà cos’altro. La foto diventa uno scatto simbolo perché un giornalista, Paolo Griseri della Stampa, la pubblica insieme a una riflessione sulla condizione di quel lavoratore. Si riaccende un dibattito su questa anomala figura di lavoratore e la vicepresidente del Pd, Chiara Gribaudo, presenta un emendamento alla legge di bilancio per introdurre norme che tutelino i rider in caso di situazioni climatiche estreme. In sostanza tutti fermi con pioggia battente, neve o caldo estremo. La proposta di legge viene ribattezzata proprio con il nome del giornalista che pubblicò quella foto: Paolo Griseri nel frattempo prematuramente scomparso.
Ovviamente il “tutti fermi” non basta occorre tutelare questi lavoratori, così la legge prevede che quando scatta un’allerta meteo di colore rosso scatta anche il divieto di consegna e l’indennità per i lavoratori. Dovrebbe essere il ministero del Lavoro a emanare una circolare per lo stop all’attività e la copertura economica dei rider, in particolare per coloro che sono inquadrati come lavoratori dipendenti o parasubordinati scatta la “cassa integrazione finanziata con un contributo a carico delle imprese, mentre per coloro che sono a partita Iva o Cococo verrebbe istituto un fondo dedicato all'INPS, che erogherebbe un'indennità giornaliera pari al 50% del reddito medio percepito negli ultimi 3 mesi, con un tetto massimo di 50 euro”.
Dopo la presentazione a Torino la proposta di legge è arrivata a Firenze per iniziativa della CGIL e del sindacato Nidil CGIL.
“La proposta di legge rappresenta un passo importante nella direzione che come NIdiL CGIL indichiamo da tempo: riconoscere che i rider sono lavoratrici e lavoratori veri, non numeri dentro un algoritmo. Il diritto alla sicurezza non può essere una variabile dipendente dal meteo o dai profitti delle piattaforme, ma un principio universale del lavoro – ha detto Roberta Turi, segretaria nazionale Nidil Cgil – I risultati della nostra ultima inchiesta nazionale parlano chiaro: questo è un lavoro pagato poco, costoso da svolgere e privo di tutele effettive. Ogni giorno migliaia di persone pedalano o guidano per consegnare beni essenziali, ma restano senza ammortizzatori sociali, senza copertura in caso di malattia o di allerta meteo. Le battaglie legali degli ultimi anni – da Palermo a Torino, da Milano a Firenze – hanno già stabilito che chi lavora sotto il controllo dell’algoritmo deve essere riconosciuto come lavoratore subordinato, con diritti e sicurezza garantiti. Ora è tempo che anche il legislatore ne tragga le conseguenze, superando definitivamente il cottimo e costruendo un sistema di tutele universali, a partire proprio dalle situazioni di rischio climatico. Con questa proposta, la politica può e deve colmare un vuoto che i rider non possono più sopportare da soli”.
La giornata di Muhammad rider a Firenze
“Durante il lavoro noi siamo sempre esposti: al caldo, al freddo, alla pioggia. Quando fa troppo caldo non riusciamo a lavorare, restiamo anche dodici ore in strada ad aspettare, senza consegne, e alla fine torniamo a casa senza aver guadagnato niente. Passiamo ore sotto il sole, senza protezione, e questo fa male, fisicamente e mentalmente.
Quando invece fa freddo è lo stesso: si lavora sotto la pioggia, a volte si cade, ci si fa male, e se succede un problema poi non si lavora più. È una condizione difficile, ci sono tanti motivi per cui questo lavoro è pesante.
Noi siamo tutti partite IVA: se non lavoriamo, dobbiamo comunque pagare le tasse. Non abbiamo un lavoro fisso — se piove o se non ci sono consegne, restiamo fermi, ma le spese restano”.
Casa Rider
A Firenze c’è uno spazio di accoglienza per i lavoratori, è nel cuore della città in via Palmieri in un locale di proprietà del Comune assegnato alla CGIL. Uno spazio, una “casa”, dove potersi riparare e riposare, bere un bicchiere d’acqua, ricaricare le batterie, condividere problemi e necessità e magari organizzarsi per cambiare questo modello di lavoro.





