Vitigni resistenti, la svolta green del vino italiano

I vitigni resistenti, noti come Piwi (dal tedesco “resistente ai funghi”), stanno rivoluzionando la viticoltura italiana. Queste varietà nascono da incroci tra uve europee e specie americane o asiatiche e si distinguono per una spiccata resistenza naturale a malattie fungine come peronospora e oidio. Questo significa meno trattamenti chimici e un impatto ambientale decisamente inferiore, un fattore decisivo nel contesto attuale di sostenibilità e cambiamento climatico.
Il Veneto è oggi la regione leader nella coltivazione di Piwi, con oltre 630 ettari e più di 90 produttori attivi, secondo dati recenti. Seguono Alto Adige, Trentino e Friuli Venezia Giulia. Il risparmio di pesticidi può arrivare fino al 70%, accompagnato da un minore consumo di acqua e ridotte emissioni di CO₂. Nonostante questi vantaggi, il mercato italiano fatica a riconoscere questi vini, spesso esclusi dalle denominazioni DOC e DOP tradizionali e poco noti al grande pubblico.
Per superare questi ostacoli è nata Piwi Italia, associazione che riunisce produttori e istituzioni per promuovere la cultura di questi vitigni e spingere per il loro riconoscimento ufficiale nelle denominazioni italiane. Anche l’Emilia-Romagna, con il progetto Vitires, punta a sviluppare vitigni resistenti autoctoni entro il 2030. Si tratta di un passaggio cruciale per la viticoltura italiana, che deve coniugare tradizione e innovazione per affrontare le sfide ambientali e di mercato dei prossimi anni.





