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Al salmone si può dire no

Pubblicato il
22 Aprile 2019
Maurizio Izzo
DI Maurizio Izzo

Ciò che vedo è sufficiente per non mangiarlo

Da anni si parla dei rischi per la nostra salute legati al consumo di salmone proveniente dai grandi allevamenti del nord Europa. Come spesso succede c’è voluta l’inchiesta televisiva per accendere l’attenzione dei più, in questo caso un servizio della trasmissione Report. Ma le denunce degli ambientalisti e di parte importante del mondo scientifico erano arrivate da tempo. Le condizioni in cui vivono i salmoni destinati, in gran parte, all’esportazione sono descritte in maniera precisa e sono davvero sconvolgenti. Migliaia di pesci ammassati all’interno di gabbie, pieni dei loro stessi escrementi, malati e per questo pieni di antibiotici. Ovviamente questo vale solo per i pesci di allevamento e per allevamenti intensivi ma distinguere all’occhio uno di questi esemplari dal salmone selvaggio non è più così facile. Una volta si sarebbe guardato al colore della carne, che deve essere di un rosa intenso. Oggi sappiamo che ai pesci allevati vengono somministrate dosi ingenti di coloranti per assomigliare, almeno nell’aspetto, al più fortunato pesce selvaggio. Le prove di tutto questo stanno in decine di ricerche e inchieste giornalistiche a cui i grandi produttori del nord Europa replicano minacciando ingenti richieste di danni e assicurando che tutto quanto somministrato rientra nei parametri di legge e quindi non è dannoso. Sarà, ma io il salmone l’ho tolto dalla mia dieta. Posso fare eccezione solo e quando sono assolutamente certo della provenienza del pesce che mi si offre e, vi assicuro, non è così facile. Ogni tanto una rinuncia ci fa bene e aiuta anche il mercato a fare chiarezza. La corsa a un cibo sempre disponibile e a un costo sempre più basso sta portando alla rovina noi e il nostro ambiente. Uno stop può venire anche dalle nostre abitudini alimentari.

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo, giornalista, figlio di un cuoco e padre di un cuoco. Mi sono salvato dalle cucine ma non dalla passione per il cibo. Che mi piace anche raccontare.

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