Il tetto di cristallo è un pavimento appiccicoso

La barriera che impedisce alle donne di fare carriera anche nella ristorazione
Se oltre la metà del personale impiegato nei ristoranti è donna e solo il 20% occupa posizioni di comando c’è un problema. In tutti i settori si chiama “tetto di cristallo” la barriera invisibile che impedisce alle donne e alle minoranze di raggiungere i livelli più alti delle carriere aziendali. Nel caso della ristorazione si addice di più il termine inglese “sticky floor”, letteralmente pavimento appiccicoso, perché è proprio a quel pavimento, a quella posizione che le donne restano bloccate con meno opportunità di crescita, senza riuscire a iniziare la scalata professionale.
Per quanto la situazione sia in netto miglioramento la disparità resta grande e evidente. Il tutto viene normalmente attribuito a una combinazione di barriere culturali e strutturali. Quelle culturali sono riconducibili a antiquati pregiudizi che vogliono la donna meno adatta a guidare una brigata di cucina. Oggi sappiamo che centinaia di donne nel mondo lo fanno, lo fanno bene, in molti casi meglio degli uomini. Resta la barriera logistica. Cos’è? La solita storia che la donna è anche madre, focolare della casa e che quindi dovrebbe conciliare l’attività lavorativa con la gestione delle faccende familiari. È l’ora di dire che anche questo è un pregiudizio culturale che non ha ragione di essere. Prendiamo la maternità, il contratto nazionale di lavoro prevede un congedo totale e obbligatorio di cinque mesi, completamente retribuito che la donna può scegliere di distribuire tra prima e dopo il parto. Poi c’è il congedo parentale e qui entra in gioco anche l’altro genitore: fino a 10 mesi divisi tra i due. Qui la retribuzione si riduce all’80% e alla fine anche al 20%, ma si mantiene il posto di lavoro. Sono previsti permessi lavorativi per entrambi i genitori anche per il periodo successivo fino a quando il figlio non abbia raggiunto i 14 anni di età. È un contratto di lavoro per molti aspetti migliorativo rispetto ad altri e dovrebbe togliere ogni alibi rispetto al tema della maternità e della cura dei figli. Cosa resta? La forza? Vogliamo davvero continuare con questa storia che la cucina è un inferno, una trincea destinata a uomini d’acciaio? Non basta che questa narrazione, purtroppo spesso realtà, abbia allontanato i giovani dalle cucine dei ristoranti? Il maschilismo che per anni ha impregnato questa e altre professioni ora presenta il conto. Un lavoro che era ambito e ricercato ora è lontano dalle aspirazioni dei giovani. Ripensarlo partendo proprio dalla parità di genere, rimuovendo ostacoli e pregiudizi potrebbe essere la chiave di una rivoluzione di cui il settore ha bisogno. Per ragioni etiche? Certo, ma anche per la sua sopravvivenza.





