Boicottare o no la Turchia?

868 e 869 sono i codici a barre che identificano i prodotti provenienti dalla Turchia.
O meglio così ce lo racconta chi un pò troppo semplicemente chiede di boicottare i prodotti turchi per protesta contro l’invasione della Siria e l’attacco al popolo Curdo. In verità quei numeri non identificano precisamente l’identità nazionale del prodotto ma solamente quello del paese dove è stato confezionato. In altre parole chi volesse davvero boicottare la Turchia escludendo i prodotti marchiati con quel numero rischierebbe di colpire anche altri paesi. Ma la domanda che da tempo mi pongo di fronte a questi inviti è se ha senso, per colpire un tiranno o anche un azienda che non rispetti le regole, sia giusto ricorrere al boicottaggio. Sono un vecchio innamorato della politica e dell’arte della mediazione e penso che tocchi alle istituzioni affrontare e risolvere i conflitti. Il ricorso all’azione popolare, in questo caso il boicottaggio, si presta a evidenti rischi. Ne ricordo due. Il primo riguardava i prodotti israeliani, il boicottaggio fu chiesto ( e ancora in tanti lo chiedono ) per solidarietà alla popolazione palestinese duramente colpita dalle politiche espansioniste di Israele. Peccato che i prodotti che arrivavano in Italia con la stella di David erano fatti per larga parte dalle maestranze arabe e palestinesi. Il boicottaggio finì per colpire loro.
Molti anni fa fu lanciata una campagna di boicottaggio contro una multinazionale produttrice di ananas. L’accusa, molto circostanziata, era che avessero ridotto in schiavitù le maestranze. Ma anche in quell’occasione le organizzazioni umanitarie dovettero sedersi a un tavolo con lo sfruttatore per concordare nuove condizioni di lavoro prima che il boicottaggio trasformasse i quasi schiavi in morti di fame.
Con la Turchia abbiamo un discreto business, l’import e l’export più o meno sono pari. Importiamo qualche centinaio di milioni di generi alimentari, frutta secca, pistacchi, nocciole (gran parte finiscono nella celebre crema al cioccolato, orgoglio italiano nel mondo). Su gran parte di questi prodotti Coldiretti ha lanciato tempo fa un allarme perché i controlli a cui sono sottoposti sono molto blandi e la presenza di pesticidi è risultata spesso elevata.
Ecco domani, come oggi, guarderò alle noccioline turche con la solita diffidenza, all’Europa incapace di esprimersi con fermezza e unitariamente con sgomento, alla Turchia con la speranza che quelle strade piene di gente che dice no alla guerra, in un paese che è ormai una dittatura, possano presto portarci la buona notizia di un cambio radicale nella vita politica del paese.





