Cercasi cuoco, ma….

Quanta retorica nel racconto di una professione che in tanti non vogliono più fare
Paolo Cappuccio è uno chef del ristorante di un hotel del Trentino e nei giorni scorso ha fatto un post con cui ricercava personale per l’hotel. E fino a qui niente di strano se nonché il post conteneva un’infinità di riferimenti razzisti e omofobi. Cappuccio è uno che va in giro con l’effige di Mussolini tatuata e questo a me basterebbe per non doverne commentare alcuna affermazione. Torno però sull’argomento perché quella della ricerca del personale continua a essere una vicenda che riguarda tanti ristoranti. Perché camerieri, cuochi, lavapiatti mancano? Non basta dire che è finita la sbornia di Master Chef c’è dell’altro e sarebbe bene la categoria ne prendesse atto. Partiamo dalla narrazione più comune che si fa della professione di cuoco, ma varrebbe anche per il cameriere. E’ proprio la categoria che esalta il senso di sacrifico, “niente più domeniche e feste in famiglia”, l’orario? “quando si finisce si finisce”, i riposi? “quando si può ma nella stagione anche no”. Ecco fino a quando la narrazione sarà questa non è normale che un ragazzo volga altrove lo sguardo?
Qui si continua a confondere l’aspirazione e il conseguente senso di sacrificio di chi fa impresa con quella di chi lavora. In tutte le imprese capita che il datore di lavoro debba occuparsi dell’azienda H24, ma è il proprietario, lui si quella vita se l’è scelta. I suoi dipendenti no. Perché non può essere così anche in cucina, se il cuoco è l’imprenditore libero di sacrificare la vita ai fornelli ma perché dovrebbe farlo un ragazzo? Se l’impresa ristorante non riesce a garantire una vita lavorativa normale, dove gli straordinari sono l’eccezione e non la normalità, i riposi settimanali sono di due giorni, dove ogni tanto una domenica libera c’è e anche un Natale da passare in famiglia, ecco se tutto questo non c’è, è l’impresa che è sbagliata. È il mondo della ristorazione che deve chiedersi se quel modello è sostenibile e non meravigliarsi se i giovani non ne vogliono far parte. Non so come si lavora nelle cucine del signor Cappuccio ma a giudicare dal tono delle sue dichiarazioni non mi meraviglia che non trovi nessuno disposto a sacrificarsi per lui.




