Chef in fuga

Il ristorante Sciatò chiude. Massimo Neri va a Milano.
“Ostriche in tempura, bollicina al melograno, capasanta rosolata, feta stufata, tzazichi, riso nero, seppia gelata, anatra come a Pechino, come in Francia”. C’era questo e molto altro nell’ultimo servizio di Sciatò a Serravalle Pistoiese. Il ristorante guidato in questi anni da Massimo Neri chiude per riaprire con una nuova gestione che impone un cambio radicale alla cucina. Massimo è stato in questi anni una delle personalità più spiccate e originali, così come la sua cucina, del panorama toscano. Prima l’esperienza pistoiese poi questa all’ombra del castello di Serravalle. Il binomio strettissimo con l’arte contemporanea l’hanno reso protagonista di proposte mai banali. Arte e cucina, ma la cucina non era spettatrice, i quadri che vedevi alle pareti l ritrovi nel piatto. Da qui sono passati artisti come Pistoletto e Cecchini dando vita a eventi che a queste latitudini mai si erano visti. Massimo ci è sempre piaciuto anche per la sua onestà, uno che dice “no grazie la cucina del territorio non mi interessa” vale un premio in questo mondo fatto spesso di parole vuote come filiera, qualità e territorio. Ha cercato di rompere quella che a volte sembra una cappa: la tradizione, la storia, il passato che non passa mai. E allora direte perché lascia? Perché una proposta così ha bisogno di una dimensione diversa, della metropoli, di un pubblico curioso. Olivi e cipressi mal si accompagnano all’arte contemporanea. Meglio Milano, la città più moderna tra le nostre, l’unica davvero metropolitana, europea. Lì, a breve, insieme alla galleria di arte contemporanea Die Mauer aprirà un ristorante con galleria. Il suo sogno. A lui e ai suoi nuovi compagni di viaggio i migliori auguri, lo seguiremo anche da lontano.





