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Grom ce l’ha fatta

Pubblicato il
24 Gennaio 2020
Maurizio Izzo
DI Maurizio Izzo

Non piangiamo per loro, hanno vinto.

Il destino di Grom era segnato e quello a cui assistiamo è il naturale epilogo di un processo iniziato molti anni fa quando dalla gelateria di Torino i due amici e ideatori del marchio decisero di moltiplicarsi come e più dei pani e dei pesci. Non ho assaggiato il gelato dei primi tempi, quello che Federico e Guido servivano nella storica bottega di via Cernaia a Torino, ma mi dicono fosse molto buono. Ho assaggiato però quello che arrivava nelle gelaterie di tutta Italia, Firenze compresa, e l’ho sempre trovato assolutamente ordinario. Un gelato industriale e non poteva essere diversamente. La bella storia degli amici che si inventano un lavoro era persa da tempo, forse è durata meno di quanto hanno voluto farci credere. Da anni Grom è un marchio di proprietà di Unilever, la multinazionale olandese-britannica titolare di 400 marchi tra i più diffusi nel campo dell'alimentazione, bevande, prodotti per l'igiene e per la casa. Che il futuro di un gelato fatto da una multinazionale sia la grande distribuzione mi sembra assolutamente scontato. Farà del bene a chi consuma gelato industriale perché è comunque migliore di quello che di solito si trova sui banchi frigo del supermercato ( e per questo costa anche molto di più ), ha poco a che vedere con l’italianità perché quella era persa da tempo, non ha niente a che vedere con il gelato artigianale il cui futuro è incerto a prescindere dalla chiusura delle gelaterie Grom. Gli unici che hanno diritto di piangere sono i dipendenti delle trenta gelaterie perché delle promesse di una multinazionale è difficile fidarsi.

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo, giornalista, figlio di un cuoco e padre di un cuoco. Mi sono salvato dalle cucine ma non dalla passione per il cibo. Che mi piace anche raccontare.

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