Il cibo è un diritto non un privilegio

Le proposte di Federconsumatori Toscana, Unicoop Firenze e Spi Cgil Firenze
Il quadro generale sulla povertà in Toscana (Nono Rapporto 2024, presentato a marzo 2026 della Regione Toscana, Anci Osservatorio Sociale regionale) dice che il 4,9% delle famiglie toscane vive in povertà assoluta. Dato in aumento rispetto al 2023 (3,5%) ma inferiore alla media nazionale (6,2%%). Dal 2008 al 2024 la povertà assoluta è più che raddoppiata, passando dal 2,4% al 4,9%.
Le famiglie con difficoltà ad arrivare a fine mese sono un numero altissimo: 48,5% nel 2025, mentre nel 2024 era 56,3%. Quasi 1 famiglia su 5 non regge una spesa imprevista di 2000 euro, e circa 1 su 6 fatica già con una di 800 euro. I dati Federconsumatori Toscana sul 2025 dicono che le persone che si sono rivolte agli sportelli regionali, lamentando problemi nell’ approvigionamento alimentare, sono 7500 (donne 64%, fascia 25–44 anni 26%, fascia 55–64 anni 31%, fascia 65–74 anni 27%, fascia 75–85 anni 16%, anziani in aumento del 16% rispetto il 2024, stranieri 62%.
In Toscana la povertà alimentare non è un fenomeno marginale né temporaneo ma è una questione strutturale che riguarda decine di migliaia di persone. Oggi circa 60.000 famiglie toscane vivono in povertà assoluta. Oltre il 13% della popolazione è a rischio di esclusione sociale. In Toscana il 15% delle famiglie ha difficoltà ad accedere a beni essenziali e il 12% non può affrontare una spesa imprevista. Questo significa vivere costantemente sul limite della povertà e che basta un imprevisto per scivolare nella povertà alimentare. Un aspetto particolarmente critico riguarda la popolazione anziana. Secondo le stime, in Toscana vivono circa 920.000 persone over 65, fino al 30% può trovarsi a rischio malnutrizione o difficoltà alimentare (per motivi di necessità o cattive abitudine). Si tratta di circa 276.000 anziani potenzialmente vulnerabili. Di questi, 140mila i malnutriti.
Il caso di Firenze Città è emblematico. Città internazionale, turistica, economicamente dinamica dove, al suo interno convivono fragilità profonde: migliaia di persone dipendono da aiuti alimentari; una quota rilevante di famiglie ha ISEE molto basso; circa 36.000 anziani sono a rischio malnutrizione. Il problema non è solo la povertà “tradizionale”, a Firenze emergono nuove forme di vulnerabilità: lavoratori poveri, con redditi insufficienti nonostante l’occupazione; anziani soli, esclusi dalle reti sociali; famiglie schiacciate dal costo della vita, soprattutto affitti e servizi. In una città dove il costo della vita cresce, anche chi lavora può non riuscire a mangiare in modo adeguato. Questo è il vero paradosso: la crescita economica non si traduce automaticamente in benessere diffuso.
Federconsumatori Toscana, Unicoop Firenze e Spi Cgil Firenze hanno redatto un decalogo contro la povertà alimentare, invitando a sottoscriverlo soggetti istituzionali, organizzazioni, associazioni. “Il cibo è un diritto, non un privilegio”. Obiettivi: garantire a tutte le persone l’accesso a un’alimentazione sana e dignitosa, riducendo al contempo le cause strutturali della povertà alimentare. Linee di intervento: 1) Empori solidali territoriali. Supermercati sociali dove le persone vulnerabili possono scegliere prodotti con una tessera dedicata; 2) Buoni alimentari stabili. Trasformare i buoni spesa da misura emergenziale a strumento permanente di welfare locale; 3) Recupero e redistribuzione delle eccedenze. Reti tra supermercati, mercati, ristoranti e aziende agricole per ridurre spreco e fame; 4) Mense comunitarie. Spazi di condivisione dove ricevere cibo e rafforzare la socialità; 5) Osservatorio locale sulla povertà alimentare. Raccolta dati e monitoraggio costante per politiche più efficaci; 6) Programmi di educazione alimentare. Percorsi nelle scuole e nei quartieri su alimentazione sana, salute e sostenibilità; 7) Sostegno mirato alle famiglie. Accesso a mense scolastiche e pacchi alimentari per nuclei fragili; 8) Integrazione con politiche sociali. Collegare cibo, lavoro, casa, salute e inclusione sociale; 9) Coinvolgimento delle imprese. Promuovere responsabilità sociale delle aziende locali per sostegno alimentare; 10) Governance territoriale. Tavoli permanenti tra istituzioni, terzo settore, università e comunità per coordinare interventi.





