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Il grano e la paglia

Pubblicato il
23 Luglio 2019
Maurizio Izzo
DI Maurizio Izzo

La trebbiatura è sempre la festa più bella della campagna.

Intorno alla metà di luglio quando i campi sono arroventati dal sole si miete il grano e subito dopo si da vita alla trebbiatura. Era una festa perché quello è il momento del raccolto. In quelle ore mentre la trebbiatrice separava il grano dalla paglia si potevano fare i conti e se il raccolto era andato bene pensare al futuro con più tranquillità. Era una festa collettiva perché nessuno la faceva da solo, si partecipava alla trebbiatura del vicino perché poi lui sarebbe venuto alla nostra. Così il rito durava tutto il mese e nelle campagne, almeno in quei giorni, era tutto una fare festa.  Un rito che nel Valdarno si ripete grazie a chi come l’azienda agricola Lalli ha conservato insieme alle spirito anche i macchinari dell’epoca. Ecco che allora una domenica pomeriggio di luglio, in quel di Terranova Bracciolini, su un colle da cui lo sguardo si perde, capita di imbattersi nella gigantesca trebbiatrice alimentata dal vecchio trattore e tutto intorno tante braccia al lavoro. I blocchi con le spighe vanno messi sul nastro, la trebbia ingoia e restituisce separati spighe e paglia. Le prime vanno messe nei sacchetti e solo a quel punto il lavoro è finito e comincia la festa. La brace arde da ore e in cucina si preparano gli affettati e i crostini. Ancora oggi Luciano e la sua famiglia per questo giorno di festa richiamano oltre duecento persone. Al posto dell’orchestrina oggi ci sono i cantanti con le basi registrate, il liscio ogni tanto si fa strada tra le nostalgie degli anni ’80. Il tramonto arriva prima dell’ocio con le patate ma vale davvero una pausa. Poi sarà la volta della grigliata, bistecca e salsicce come se non ci fosse un domani. Luciano e la sua grande famiglia servono ai tavoli e cucinano, hanno un sorriso per tutti. Come sicuramente avranno fatto i loro antenati. Anche per quest’anno il rito è salvo, la notte rinfresca, i bambini si addormentano tra le braccia delle mamme, una signora balla da sola e sicuramente da qualche parte qualcuno si promette amore eterno. Le feste in campagna una volta servivano anche a questo. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo, giornalista, figlio di un cuoco e padre di un cuoco. Mi sono salvato dalle cucine ma non dalla passione per il cibo. Che mi piace anche raccontare.

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