Il Martini secondo Churchill

Winston Churchill non era solo uno statista brillante e un oratore formidabile, ma anche un personaggio noto per le sue eccentricità, molte delle quali legate al bere. Tra i suoi aneddoti più celebri c'è quello sul Martini: quando gli chiedevano come lo preferisse, rispondeva con ironia britannica che il miglior Martini era “un bicchiere di gin guardando una bottiglia di vermut da lontano”.
La battuta, diventata celebre in tutto il mondo, è in realtà una dichiarazione di stile. Churchill odiava i cocktail troppo "diluiti" e preferiva di gran lunga il gusto secco e deciso del gin. Il suo era un Martini solo di nome: niente shaker, niente mescolata, e vermut appena evocato, quasi per telepatia. Un'altra versione del mito racconta che fosse solito recitare il nome “Noilly Prat” – una nota marca francese – come se bastasse nominarla per aromatizzare la bevanda.
Ma non era solo una questione di gusti. Dietro a questa battuta si cela anche un riflesso del carattere di Churchill: asciutto, diretto, spesso pungente, allergico alle mezze misure. La sua versione estrema del Martini rifletteva la sua filosofia: niente fronzoli, solo sostanza.
Oggi, il "Churchill Martini" è diventato una categoria a sé, richiesta nei bar da chi ama il gin liscio e vuole sentirsi un po’ fuori dagli schemi. Non è presente nei manuali ufficiali dell'IBA (International Bartenders Association), ma è senza dubbio uno dei “cocktail apocrifi” più noti al mondo.




