Skip to main content

Il pesco Spelacchio

Pubblicato il
22 Giugno 2018
Maurizio Izzo
DI Maurizio Izzo

Volere non è potere in agricoltura

Il giovane pesco del nostro giardino ci ha regalato anno scorso decine di ottime pesche, grandi e dolci. Oggi si è meritato l’appellativo di “Spelacchio“. Un tronco quasi nudo, senza foglie e con tre palle appese. Che è successo? Dice che dopo una stagione particolarmente generosa la pianta abbia bisogno di riposo e si conceda meno. Fosse vero sarebbe un segnale bello e istruttivo. Ma sicuramente ha inciso anche la primavera piovosa e l’umidità che hanno permesso a un fungo (la “bolla del pesco“ per l’appunto) di proliferare. L’abbiamo difeso con metodi naturali ma il risultato è comunque quello che Spelacchio ci mostra. Ecco le vicissitudini del nostro giovane pesco aiutano a capire che quando leggiamo “crollo delle produzioni“, “agricoltura in ginocchio“, al di là dell’evidente retorica giornalistica, c’è davvero un rapporto tra l’uomo e le sue legittime aspirazioni di produttore e la natura. Certo questo non varrà per i produttori industriali che dalla bolla sapranno difendersi, con sistemi più o meno etici, meglio di quanto abbiamo fatto noi. Ma il tema resta. Non tutto quello che vogliamo si può ottenere e non è giusto forzare più di tanto la mano. Niente pesche? Mangeremo albicocche aspettando che Spelacchio si riprenda e che la prossima primavera sia più mite.

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo, giornalista, figlio di un cuoco e padre di un cuoco. Mi sono salvato dalle cucine ma non dalla passione per il cibo. Che mi piace anche raccontare.

Dal mondo social