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Jonathan Canini, la rivincita del vernacolo

Pubblicato il
19 Giugno 2025
Redazione Golagioconda
DI Davide 'Deiv' Agazzi

La battuta migliore? È quella che fa ridere la gente.

Parola di Jonathan Canini, comico emergente – anzi, ormai più che emerso – classe 1994, orgogliosamente provinciale. Partito da un paesino nel pisano di mille abitanti, Santa Maria a Monte, oggi vanta oltre un milione di follower sui social network. La battuta più ricorrente di Jonathan è, invece, 'te la faccio breve', cosa che poi non fa mai. Fortunatamente: il comico pisano è un fiume in piena e in una telefonata di quasi un'ora ci racconta tutta la parte meno nota del suo percorso, una lunga gavetta fatta di fallimenti, esperimenti linguistici, improbabili show nelle piazze dell'hinterland pisano e le serate noiose trascorse al circolino con gli amici, coi quali realizza i primi sketch comici col gruppo dei Piccioni Spennati. È  proprio la dimensione della provincia a diventare determinante nel successo di Canini: il paese di provenienza (e al quale sta tornando, dopo un'esperienza in città) funge per il comico pisano da enorme lente di ingrandimento, sotto alla quale osservare vizi e manie di persone e personaggi che poi finiscono, spesso inconsapevolmente, nei suoi cliccatissimi video prima e nei suoi affollati spettacoli teatrali poi. Dino di Campocatino, l'anticiclone africano, il fattone o Pamela di San Miniato sono solo alcuni dei suoi personaggi più celebri che lo hanno trasformato, nel giro di pochi anni, in una piccola grande stare del web e del palcoscenico, grazie all'utilizzo del vernacolo nel solco della tradizione della comicità toscana più classica. Cappuccetto Rozzo è il primo successo a teatro, la classica favola rivista in dialetto che gli vale tre anni di repliche e 25mila spettatori, a cui segue Vado a vivere con me, che si trasforma in un altro tour, non ancora terminato, capace di varcare anche i confini regionali. Mica male, per un ragazzo che vedeva come traguardo anche solo arrivare a Firenze.

'Ricordo che ci misero una data al Puccini di Firenze e noi ci s'aveva un'ansia, ma un'ansia, perché per noi era già estero: ricordo che ci saranno state cinquanta persone a dir tanto, era una delle prime versioni di Cappuccetto Rozzo e una signora poverina in prima fila mi ci s'addormentò Mi ricordo, come se fosse ora, c'è una scena dove il cacciatore spara, praticamente, e c'è l'effetto della fucilata. La signora fece un salto...'

Tu hai un pubblico molto trasversale, oserei dire intergenerazionale. 

Sì, questa è una cosa che non mi spiego. Io la considero una fortuna. Si va dal bimbo di 4-5 anni fino all'adulto anche di 80-85 e per me è veramente un orgoglio perché quando i bimbi si divertono, ti fanno i complimenti, è una cosa meravigliosa perché sono le nuove generazioni e veramente fa sempre piacere.

Hai sempre avuto questa vocazione? Com'è nato il tuo percorso come comico?


Un po' a caso, a dir la verità. Vengo da un paesino di circa 1000 abitanti, la sera quando uscivamo ci si ritrovava sempre nel solito circolo e non si sapeva mai che cosa fare, te la faccio breve, quando si giocava a briscola, quando si faceva una partita a biliardino, insomma, più meno o meno le attività ludiche erano quelle. Nel periodo dove iniziavano ad emergere sul web Frank Matano, Willwoosh, questi primi fenomeni che facevano ridere tanta gente, ci siamo detti “sarebbe ganzo, far qualcosa anche noi, invece di stare qui al bar a rompersi le scatole. Perché non non apriamo un canale YouTube? Vabbè, proviamo.”

Provammo a aprire questo canale YouTube, si fecero delle scenettine molto improvvisate, così, tanto per gioco, però ovviamente questi video li vedevamo solo noi perché c'avevamo tipo 20, 30 visualizzazioni e probabilmente erano tutte nostre. Un altro ragazzo, un pochino più grande di noi, sempre del nostro paese, notò queste scenettine, notò questo gruppo, ci chiamavamo i Piccioni Spennati, e per un evento in piazza ci chiese di strutturare una gag per far divertire i bimbi presenti. Lì ci rendemmo conto che, cavolo, un pochino ci si divertiva e si faceva divertire. Nel pubblico c'era il gestore del circolo e ci diede la possibilità di fare un vero e proprio spettacolo, sempre nel salone parrocchiale: lo facemmo e visto che eravamo cinque, bene o male a vederci quella trentina di persone c'era erano sempre, perché i parenti di uno, i parenti di quell'altro, no? Questi parenti avevano conoscenze in altri circoli, per cui hanno iniziato a spargere la voce. Abbiamo girato, per un paio di anni, le sagre, i circoli del comprensorio della provincia, già andare fuori dal comune per noi è stata una conquista incredibile. E poi è partita una serie di serate dove c'era tanta gente, rispetto a al pubblico solito ci saranno state 250-300 persone e da lì poi ci iniziarono a chiamarci in più situazioni.  

Che ne è stato dei tuoi compagni di viaggio? 

Gli impegni stavano aumentando, ricordo un'estate dove vincemmo un concorso, Valdera's Got Talent, per noi era come essere a all'Arena di Verona perché ci saranno state 700 persone in piazza e in questo contesto c'erano un po' tutti, non c'erano solo comici, c'erano cantanti, ballerini, anche attori teatrali veri. Finimmo sul giornale, per cui iniziarono a chiamarci anche le sagre un pochino più grosse, probabilmente l'impegno improvviso ci spaventò un pochino, poi ognuno bene o male stava iniziando a prendere la sua strada, chi stava finendo gli studi, chi già lavorava, insomma diventava un po' più che un gioco, quindi ognuno poi prese la propria strada. Io rimasi da solo con la grande voglia di continuare a far ridere le persone perché una volta provata quell'emozione è veramente un qualcosa di di indescrivibile, una droga praticamente, e quindi decisi di provarci da solo. Feci questo spettacolo Canini come i denti però fu una cosa disastrosa, veramente, quando c'erano 15 persone era festa. Quindi ero un po' demoralizzato: iniziai per scherzo sul web e il pubblico si è incrementato, ma per per caso, perché io facevo dei video abbastanza discutibili, cercando di parlare un italiano più corretto possibile, per quelle che sono le mie capacità ovviamente, però questi video, appunto, non se li considerava nessuno. Provai a fare un video in vernacolo, si chiamava Toscani versus Toscani nel 2018, e lo pubblicai alle 10:30 di sera, quindi un orario anche poco consono per caricare i contenuti sul web. La notte dovetti mettere silenzioso, perché questo telefonino non smetteva di squillare: all'epoca pensai subito a qualche mio amico imbecille che mi stava facendo uno scherzo. Il giorno dopo mi accorsi che quel singolo video aveva fatto più visualizzazioni di tutti gli altri messi insieme, in una notte, fece tipo 50mila visualizzazioni che per l'epoca erano tantissime, non c'erano i reel come ora, con questo algoritmo che te li spara di continuo, quelle erano veramente un miracolo. Quindi da lì mi è scattata la molla e ho detto "Porca miseria, ma allora non ci ho capito nulla".

Come spieghi questo successo del video in vernacolo?

Penso che sia dovuto al fatto che il vernacolo è un pochino più vicino alla realtà, più spontaneo, perché nella vita di tutti i giorni, ma non solo in Toscana, da Trento fino a Catania, non si parla italiano corretto. Penso che sia dovuto al fatto che il vernacolo risulti un pochino più sincero, ecco. E da lì in qualche modo ho cercato di di cavalcare l'onda, per cui ho fatto altri video con questi personaggi, quattro, all'epoca ne facevo quattro. E poi io sono sono uno, lo ammetto, mi annoio molto facilmente, ho bisogno di variare. Ora, ad esempio, faccio spesso questa signora Pamela di San Miniato, che tra l'altro esiste davvero, ma secondo me non ha capito che sto facendo la sua imitazione, meno male. Insomma mi diverto a prendere spunto da persone reali per poi costruirci il mio personaggio e abitare nel paesino mi aiuta tanto, in questo senso.

Che tipo di formazione hai avuto?

Ho fatto teatro sperimentale qua a Castelfranco di Sotto, poi ho fatto scuola di cinema per due anni circa. Insomma, un pochino di formazione ce l'ho avuta però ho iniziato da autodidatta praticamente. avendo avuto la possibilità di stare tanto sul palco. Sono grato all'epoca in cui vivo, perché abbiamo una grande fortuna che sono i social network che, secondo me, sono diventate delle piccole televisioni che ti consentono di esprimerti senza dover rendere conto a troppa gente. Chi dice che ora è più facile.. non lo so. So che siamo fortunati, certo, però col fatto che ora lo fanno tutti è molto molto più difficile farsi notare. 

Quand'è che ti sei accorto che eri riuscito a trasformare la tua passione in un lavoro? 

Se ti dovessi rispondere correttamente dovrei dire "non lo so". Però ci fu un momento dove mi sono fermato a pensare. Dopo due o tre video con questi personaggi toscani, io lavoravo sempre con col mio babbo che ha una falegnameria e il fine settimana andavamo a consegnare i mobili pronti. Questa casa dove dovevamo consegnare era proprio sulla strada e ci fermammo col furgone, il mio babbo salì sul cassone, io lo aspettavo fuori per prendere il mobile, passò una mamma con un bimbo e mi riconobbero e mi chiesero la foto. Il miobabbo all'epoca non c'aveva neanche Facebook, Instagram, non c'aveva niente. Sì, sapeva che facevo i video, però non è che ci prestasse molta attenzione, insomma, anzi mi avevano messo in guardia.

Da cosa?

Guarda, io sono grato a miei genitori perché mi hanno mi hanno cresciuto come un uomo libero e questo penso che sia la cosa fondamentale che tutti i genitori dovrebbero fare. Perché spesso si vedono questi genitori che si accaniscono verso i figlioli perché vogliono che facciano un percorso, mentre loro vogliono farne un altro e quindi si creano questi scontri. Io con i miei genitori non ho mai affrontato una situazione del genere. Mi hanno sempre lasciato libero, però mi hanno anche messo in guardia: tra l'altro mia zia, che purtroppo ora non c'è più, aveva un'agenzia di spettacolo, I miei genitori sapevano le difficoltà che si nascondono dietro questo mondo, dove un anno vai a bomba e quello dopo niente, quindi avere una sicurezza è fondamentale. Ci fu una proposta da parte di un organizzatore di eventi che mi notò sul web e mi chiese un pezzo inerente alle favole e così nacque lo spettacolo Cappuccetto Rozzo, dove inserii i miei quattro personaggi, il fiorentino, il pisano, il livornese e il lucchese. Iniziammo a portare in scena questo spettacolo anche in teatri un pochino più grandi e lì, anche proprio come impegno materiale, perché abbiamo fatto 46-47 date con questo spettacolo, all'incirca 25.000 spettatori e, a livello di impegno proprio fisico non è che potevi fa' quello e poi potevi fa' altro. Era tutta una baraonda all'epoca in cui eravamo da soli. Fortunatamente, capitò una volta a Empoli al Teatro Shalom che ci vennero a vedere delle persone straordinarie, io gli devo tutto praticamente, che sono ancora tutt'oggi i miei produttori e organizzatori teatrali che notando questo spettacolo ci proposero di fare teatri un pochino più capienti.

Chi sono? 

Claudio Bertini, Massimo Gramigni, Giovanni Vernassa, la PRG di Firenze.

Oggi che rapporto hai con la fama?


Voglio essere esattamente dove sono. La fama non è che la percepisca molto, perché poi alla fine esco sempre nei soliti posti, faccio le solite cose. Quando esco per andare a mangiare fuori, è una passione perché sono un amante della cucina, provo anche ogni tanto a cucinare, però è meglio se vado al ristorante (ride) quindi capita spesso, fortunatamente, che qualcuno mi riconosca ed è un orgoglio immenso. Poi sono estremamente rispettosi, ho la fortuna di avere un pubblico veramente rispettoso. Ricordo che all'inizio non era proprio così, quando facevo i personaggi un pochino più ruspanti, diciamo così, il pubblico tendeva a manifestare il proprio affetto anche in modo fisico..

Ti rivedremo in TV dopo i delitti del Barlume?


Spero di sì, magari in fiction o in qualche film, spererei, perché in televisione proprio in programmi televisivi non credo di essere essere troppo capace, perché i tempi - anche lì - sono sempre più stretti, più veloci e io non riesco a fare un pezzo. Un conto è un video montato che chiaramente mi scrivo, mi monto, edito, eccetera. Un conto è fare un pezzo di cabaret di stand-up in 2/3 minuti. Non credo di essere troppo portato a questo, ho bisogno un pochino di più tempo.

Come trasformi quelli che sono gli sketch pensati per una fruizione più breve in un'opera più organica di un'ora e oltre?

In questo spettacolo ho avuto la fortuna di essere aiutato nella scrittura, ma anche nella regia, da Walter Santillo. Non è facile perché parliamo di due mondi totalmente diversi: mi ha aiutato molto il fatto di essere partito da quel mondo, quello degli spettacoli dal vivo. Successivamente ho iniziato a lavorare costantemente anche sul web: per me è stata dura eh, tre o quattro anni fa volevo smettere, ti dico la verità, quando il web iniziò a richiedere di più i video in verticale, di massimo un minuto. I miei erano di quattro, cinque minuti perché, appunto, nella mia testa c'era quella tempistica lì, cioè una gag: a me non piace troppo la battuta fine a se stessa, preferisco la battuta di situazione che è un pochino più vicina al cinema, come metrica. Poi pianino pianino, anche con l'aiuto di un ragazzo col quale collaboro, ho iniziato a cercare di sviluppare delle gag molto più più brevi, più concise, però sempre con riferimento a quello che ho detto prima, quindi la battuta di situazione. Questa metrica, riportata in teatro, funziona chiaramente di più, perché hai un tempo per sviluppare la gag molto più ampio e quindi non ho avuto grosse difficoltà. 

Avrei voluto chiederti un bilancio di questo tour teatrale ma in realtà non è ancora finito, perché continuano ad aggiungersi date. 

Avevamo preventivato 30 date, siamo circa a 80, ma il dato fondamentale e bellissimo è che queste 80 date sono quasi tutte esaurite e dove non abbiamo esaurito, comunque mancavano veramente pochi posti e io ogni volta, credimi, ogni volta che mi ritrovo di fronte migliaia di persone, proprio quando monto sul palco e dico "Buonasera", si accendono le luci e vedo quel pubblico, la mia testa arriva automaticamente a 12 anni fa, quando in quel circolo c'erano 15 persone e per me è un miracolo. Se ti dovessi fare un'analisi del perché, del per come, non te lo saprei spiegare. È un miracolo.

 

La ricetta di Jonathan Canini

Paccheri al ragù di pesce per 5 persone.

Ingredienti

1 branzino 0.5 kg
1 kg di mazzancolle
1 kg di lupini
1 kg di vongole
1 kg di scampi

Preparazione

Preparare un pentolone d'acqua con gambi di prezzemolo, una cipolla, 4 pomodorini ciliegini e 4 spicchi d'aglio (interi). Preparare padella con olio e due spicchi d'aglio.
Far saltare vongole e lupini (dopo averli sciacquati ripetutamente per togliere la sabbia) nella padella e una volta aperti lasciarli freddare.
Pulire i crostacei (mazzancolle e scampi) e mettere i carapaci (comprese le teste, ma senza gli occhi) nella pentola con acqua fredda.
Sfilettare il branzino e mettere più resti possibile nella pentola con acqua fredda, per il brodo. (No interiora, no testa, ovviamente) 
Accendere il fuoco del nostro brodo.
Sgusciare vongole e lupini, e buttare gusci nel brodo insieme all'acqua che hanno fatto.
Lasciare bollire il tutto per almeno mezz'ora. 
Tagliare filetti di branzino e i crostacei a cubetti e fare rosolare in padella con un filo d'olio.
Allungare con un po' di brodo, dopo di che aggiungere vongole e lupini.
Lasciare riposare.
Filtrare brodo in un'altra pentola grande.
Far bollire i paccheri nel brodo filtrato. (Cottura molto al dente)
Finire la cottura dei paccheri nel ragù di pesce, allungando con un altro po' di brodo, se necessario, fino al termine cottura. Consiglio sempre e comunque una cottura abbastanza al dente.
Servire con qualche fogliolina di prezzemolo crudo tritato.
Buon appetito!

 

 

 

Redazione Golagioconda

Davide 'Deiv' Agazzi

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