La battaglia per il salmone selvaggio

La mobilitazione degli ambientalisti di tutto il mondo contro il governo islandese
L’acquacoltura è ormai il sistema di allevamento più diffuso anche per i salmoni e l’Islanda è uno dei paesi con la maggiore produzione. Qui l’acquacoltura è cresciuta negli ultimi anni in maniera esponenziale sopratutto dal 2000 in poi. Oggi secondo il Marine research Institute si producono 45.000 tonnellate di pesce e secondo le previsioni si dovrebbe arrivare a superare le 100.000 tonnellate entro pochi anni. Per capire l’entità del fenomeno basta pensare che si tratterebbe di una cifra mille volte superiore all’attuale stock di salmone selvatico islandese. L’acquacoltura praticata in Islanda è del tipo con gabbie in mare aperto all’interno dei fiordi. L’impatto sull’ambiente è devastante per il rilascio in mare di feci, parassiti e residui dei farmaci somministrati ai salmoni. C’è poi il problema della contaminazione con i salmoni selvatici, sempre più frequentemente infatti si registrano fughe di esemplari dalle gabbie, la più famosa fu nell’agosto del 2023 quando migliaia di salmoni evasero dalla prigione e si dispersero in gran parte in mare aperto. L’incrocio tra queste specie, ormai di fatto geneticamente modificate, e le popolazioni selvatiche indebolisce il patrimonio genetico di quest’ultimi. Numerose sono le controversie legali che contrappongono le associazioni ambientaliste e i produttori, in particolare contro una delle più grandi aziende del settore la Kaldvík accusata tra l’altro di essere responsabile della morte, accertata dalla polizia nell’aprile scorso, di oltre un milione di esemplari per le cattive condizioni di gestione dell’allevamento. Sebbene il commercio di salmoni d’allevamento abbia fatto la ricchezza dell’Islanda e garantito migliaia di posti di lavoro la protesta contro il dissesto ambientale cresce. L’occasione per misurare il livello di insoddisfazione è stata la consultazione sull’ultimo disegno di legge sull’acquacoltura che il governo islandese si appresta a discutere. Durante la consultazione sono stati presentati quasi 3.500 commenti pubblici, di cui circa 2.300 provenienti da membri delle comunità internazionali e 900 da cittadini islandesi. Il numero elevato di risposte ha spinto il Ministro Islandese per l’Alimentazione, l'Agricoltura e la Pesca a rilasciare una dichiarazione pubblica sul coinvolgimento internazionale, sottolineando il livello di interesse suscitato da un disegno di legge che determinerà la gestione delle acque pubbliche per i prossimi decenni. Il disegno di legge attuale consentirebbe la continua espansione dell'allevamento di salmone in gabbie a rete aperta, nonostante i rischi comprovati per le popolazioni di salmone selvatico, gli ecosistemi marini e la qualità dell'acqua. Le organizzazioni ambientaliste e gli scienziati hanno richiesto revisioni che rafforzino le misure di salvaguardia e accelerino la transizione verso sistemi di allevamento in sistemi chiusi. A sostegno delle ONG islandesi si è schierata Patagonia, il celebre marchio dell’abbigliamento sportivo con sede in California. L’azienda sostiene da anni gli sforzi per proteggere i fiumi Islandesi, e vanta una lunga esperienza nel supportare campagne guidate dalle comunità per tutelare fiumi, pesci selvatici ed ecosistemi in tutto il mondo.



