La fame come arma di guerra

Gennaro Guidetti, operatore umanitario, racconta una carestia indotta dall’uomo a Gaza
“Nei miei quattordici anni di lavoro nelle missioni non avevo mai visto quello che ho visto a Gaza”, Gennaro Guidetti è un operatore umanitario ha lavorato con Medici Senza Frontiere, Action contre la Faim e le agenzie ONU, FAO e OMS ma queste sono le parole con cui comincia il suo racconto su Gaza. Un racconto che fa fatica a farsi strada per la censura che blocca la diffusione delle notizie dalla striscia ma anche perché come dice Gennario “è veramente difficile raccontare quello che si vede”. E cosa ha visto Gennaro e con lui gli operatori umanitari e il personale sanitario che ancora resta a Gaza? La fame usata come arma, un crimine. È una morte lenta, racconta Gennaro, contro cui non possiamo fare nulla. Le madri venivano da noi in lacrime dicendo che quei bambini non mangiavano da due, tre giorni e loro non avevano più latte. Il latte, quello in polvere zero-tre mesi, c’era, era fermo alla frontiera da mesi perché il governo israeliano non la faceva passare. “Il latte in polvere, ripete quasi incredulo Gennaro, e anche gli alimenti specifici contro la denutrizione come il burro di arachidi che si da quando si raggiunge un livello di assoluta gravità.
La malnutrizione non è un’opinione, si misura. Esiste una scala da 1 a 5, dal terzo punto in poi bisogna intervenire per evitare danni permanenti. A Gaza nel 2025 si è raggiunto il livello 5, non succedeva nel mondo da anni, era successo per una carestia in Etiopia nel 2021 e soprattutto nel 1967 nel Biafra, ma quelle erano carestie, a Gaza la fame è indotta è una scelta dell’uomo. È stata una scelta del governo israeliano bloccare completamente l’ingresso di generi alimentari per cinque mesi, sono stati i più duri. La gente impazziva, ricorda Gennaro. Gaza è tornata indietro di cinquanta anni forse di più, le organizzazioni umanitarie cercano di tenere in vita gli animali perché sono una risorsa, per i trasporti, per il latte ma la popolazione “prendeva il cibo per gli animali e lo mangiava, le foglie di fico si vendevano a caro prezzo, le persone mangiano paglia, erba. Non c’è gas, né petrolio si cucina con la legna che costa carissima e allora si brucia la plastica”.
Fuori a pochi chilometri da chi muore di fame i camion carichi marciscono, le lattine di fagioli dopo tre mesi di abbandono sotto il sole scoppiano, il cibo fermenta, la vernice bianca dei barattoli si scioglie. “Allora li fanno passare e se qualcuno getta via un barattolo in cui galleggia la vernice ci sarà sempre un bambino che lo raccoglie e lo mangia”. Chissà quante immagini, quanti ricordi affollano la mente di Gennaro, su tutti il volto di Sarage un bambino che “ho visto spegnersi pian piano, sempre più sporco e denutrito. La prima volta che l’ho visto aveva una busta di plastica e seguiva le orme di un camion che era transitato chissà quanto tempo prima, nei solchi di terra era rimasto qualche chicco di riso. Quanti? Si contavano sulle dita di una mano ed erano tutti in quel sacchetto di plastica”.
Sarage era come il Pollicino delle fiabe, ma questa non è né una fiaba né una storia a lieto fine. Questa è la storia di un crimine di guerra, della fame usata come arma per compiere un genocidio.
Gennari Guidetti ha partecipato a Buono e Bio in Festa, Rona 7 giugno 2026





