Perché dovremmo sostenere la filiera corta

Ridurre le intermediazioni fa bene all’ambiente, alla salute, al portafoglio.
Corta non vuol dire dietro l’angolo, quello semmai è il km 0. Qui si parla della commercializzazione di un prodotto il più possibile direttamente tra chi lo produce e chi lo consuma. La definizione viene dalla normativa italiana e europea che prevede appunto la presenza al massimo di un intermediario tra chi produce e chi acquista. Alcuni progetti realizzati per conto della Comunità Europea hanno messo in luce negli ultimi anni i vantaggi delle filiere alimentari corte (SFSC nella denominazione attribuita dall’Europa). Le filiere alimentari corte, si legge nel rapporto, possono offrire vantaggi reciproci per agricoltori e consumatori e contribuire a un sistema alimentare più sostenibile, affrontando al contempo alcune delle sfide ambientali e delle questioni sociali più urgenti. Potrebbero fungere da modello per aumentare la trasparenza, la fiducia, l'equità e la crescita lungo tutta la catena agroalimentare, e contribuire a migliorare la competitività e la sostenibilità generale del sistema agroalimentare europeo.
Questa ricerca si è basata sulle osservazioni di 208 aziende alimentari, coinvolte in 486 catene di mercato, dei 6 paesi europei sopra menzionati e del Vietnam. Lo studio suggerisce che le filiere corte consentono ai produttori di beneficiare economicamente di un'ampia percentuale di margine, altrimenti assorbito da diversi intermediari in catene più lunghe (ad esempio grossisti, distributori o dettaglianti). I produttori percepiscono anche un maggiore potere contrattuale con le vendite tramite questo tipo di filiera. Ulteriori importanti vantaggi includono la creazione di posti di lavoro e la promozione dell'equilibrio di genere, grazie alle maggiori opportunità di lavoro per le donne nelle attività logistiche e commerciali rispetto alle catene più lunghe.
Evidenti i vantaggi per l’ambiente con la drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica grazie alla ridotta distanza percorsa dai prodotti così come il positivo effetto per le comunità locali che vedono valorizzati i prodotti tipici della zona. Slow Food infine sottolinea che con un filiera corta è più facile l’ottenimento di un prezzo giusto, poiché i produttori possono comprendere quali sono i costi reali dell’agricoltura e della produzione del cibo. Inoltre, i guadagni dei distributori possono essere suddivisi equamente fra produttori e consumatori, permettendo ai primi di ricevere la giusta retribuzione per il loro lavoro, e ai secondi di sapere esattamente cosa pagano e di pagarlo meno.





