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La guida che vorrei

Pubblicato il
03 Ottobre 2018
Maurizio Izzo
DI Maurizio Izzo

Le classiche mi sembrano al tramonto

Fa più notizia uno chef che restituisce la stella di uno che la prende, alle presentazioni delle guide ci sono più sponsor che cuochi, dati sulle vendite non ne vedo. Mi sembra che l’idea di guida ai ristoranti che abbiamo avuto fino a ora sia in crisi. Non sarebbe una novità e neanche una notizia visto che quasi tutti i prodotti editoriali sono in crisi. Un intero sistema di comunicazione cresciuto negli anni e rimasto troppo uguale a se stesso, si sta incartando. E le guide? In un mondo, quello della comunicazione, che ha fatto della sintesi e dell’immediatezza il suo mantra hanno finito per assomigliare a tutto il resto. Poche righe, descrizioni sommarie, vaghi accenni e poi la sentenza: cappelli, forchette e stelle. Il giudizio, la classifica, il premio che prende il sopravvento sul come e sul cosa. Resta poco alla fantasia e alla voglia di sapere. Chi ha di più vale di più? Sicuri che in queste classifiche non ci perdiamo qualcosa? E io come la vorrei la guida? Sono un romantico, un vecchio appassionato della scrittura. Mi conquista un particolare, non un segno grafico. Un racconto non una classifica. E allora vorrei guide meno “democratiche“, dove non necessariamente c’è posto per tutti ma dove si ha il coraggio di dire “ho fatto una scelta“. Una guida territoriale, magari di genere, un viaggio. Con qualcuno, meglio uno solo, che ci mette la faccia. Uno che si è preso il tempo non solo per andare a mangiare in quel ristorante ma anche per parlare con il cuoco e anche con la brigata, magari con i fornitori. Che mi racconta dove siamo e se c’è una ragione per cui quel ristorante è lì. C’è posto per una guida così?

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo, giornalista, figlio di un cuoco e padre di un cuoco. Mi sono salvato dalle cucine ma non dalla passione per il cibo. Che mi piace anche raccontare.

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