La lotta allo spreco è ancora dura da vincere

Dieci anni di una legge che ha introdotto la cultura del recupero ma i numeri dicono che si spreca ancora troppo soprattutto in casa
Sprechiamo ancora montagne di cibo e il decimo anniversario della legge antispreco, la cosiddetta legge Gadda contro gli sprechi alimentari, ci consegna un quadro che non consente celebrazioni e nonostante il trend stia migliorando l’Italia è fanalino di coda tra i principali paesi europei. La nostra media di spreco alimentare per abitante a settimana è pari a 554 grammi, fanno meglio di noi i tedeschi (512) olandesi (469), francesi (459) e spagnoli (446). Merito della legge Gadda, come sottolinea anche Legacoop Agroalimentare, è stato quello di trasformare il recupero delle eccedenze in una pratica strutturata capace di coinvolgere imprese, cooperative, Terzo Settore, istituzioni, scuole e volontari. Ma non altrettanto si può dire delle famiglie che rappresentano il tallone di Achille dello sforzo per ridurre lo spreco alimentare. Infatti, mentre l’industria e la grande distribuzione sono ora più efficienti della media UE le famiglie italiane incidono per quasi il 70-75% dello spreco totale nazionale. Il valore complessivo delle perdite e degli sprechi alimentari supera i 13,5 miliardi di euro, dei quali 7,3 miliardi riconducibili alle famiglie. Nella media europea l’impatto dei nuclei domestici si ferma invece intorno al 53%. “Esiste un margine enorme per ridurre lo spreco e recuperare valore lungo tutta la filiera agroalimentare, dice Cristian Manetti presidente di Lega Coop Agroalimentare. La cooperazione può svolgere un ruolo decisivo perché conosce i territori, presidia le filiere e ha nella propria natura la capacità di costruire reti. Oggi dobbiamo guardare alla legge antispreco non come a un punto di arrivo, ma come a una piattaforma sulla quale costruire nuove politiche» conclude Maretti. Lo spreco alimentare rappresenta una perdita economica e ambientale, mentre il recupero può generare valore e solidarietà. In un momento in cui cresce il numero delle persone in difficoltà, rafforzare queste reti significa anche rendere più resiliente il nostro sistema agroalimentare e più coesa la nostra società.





