La montagna chiede rispetto anche a chi va a mangiare

Rifugi pieni ma con tanta gente arriva anche la maleducazione di chi pensa di essere in città
Complice il grand caldo la montagna fa il pieno. Che siano le Dolomiti o gli Appennini ovunque è possibile trovare un po' di refrigerio arrivano le folle. I rifugi di montagna sono presi d’assalto e per quanto siano organizzati per reggere l’urto di un turismo soprattutto estivo fanno fatica a rispondere alla domanda. I tempi si allungano, il servizio può sembrare meno efficiente e in tanti si lamentano. È quanto si legge quotidianamente nelle cronache dalla montagna. Ora sono i gestori a ribellarsi e a ricordare a quei distratti viaggiatori della domenica che non stanno pranzando in una pizzeria del centro ma in montagna, magari a duemila metri dove tutto è più difficile perché un rifugio di montagna non è un albergo di città, né un fast food. Quassù le risorse sono limitate: L'acqua è un bene prezioso, l'energia elettrica spesso dipende da pannelli solari o generatori, e la connessione internet è un lusso, non una garanzia. I rifornimenti sono complessi: Ogni bibita, ogni ingrediente e ogni pezzo di pane che trovi sul tuo tavolo ha richiesto ore di trasporto, spesso a spalle, con la funivia o su sentieri impervi.
Il lavoro è totale: Chi ti serve il caffè o ti prepara il letto è la stessa persona che pulisce i servizi, gestisce le emergenze e lavora dodici o quattordici ore al giorno per garantirti un porto sicuro in mezzo alla natura. Ecco perché rispondere con un sorriso a chi sta lavorando per te dovrebbe essere la norma ovunque, in montagna ancora di più.




