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La sfida per il bio non è crescere ancora

Pubblicato il
07 Febbraio 2026
Maurizio Izzo
DI Maurizio Izzo

Distribuire meglio il valore è la necessità secondo la Cia

I numeri della crescita del biologico in Italia e in Toscana sono evidenti e fanno di questa regione una delle prime a livello nazionale. In Toscana un terzo delle superfici agricole è coltivato in modo biologico, la percentuale è del 36,5% contro il 20,2% del territorio nazionale. Qui ci sono 12 distretti biologici e oltre 7.600 operatori. Ed è proprio a questi ultimi, secondo la Cia Toscana, che i conti non tornano. “Un terzo dell’agricoltura toscana è biologico – ha affermato Claudio Capecchi, vicepresidente Cia Toscana –. E’ necessario portare reddito alle imprese che praticano questo tipo di agricoltura, sappiamo bene che il bio ha un interesse crescente verso i consumatori. I problemi sono di riuscire a portare questo interesse anche in termini economici, perché incide nella di sicurezza alimentare, ma anche la possibilità di sviluppare il biologico legato alla sostenibilità delle aziende stesse; quindi, una sostenibilità che ad oggi è sostenuta dagli interventi anche pubblici. La Regione Toscana ha investito tante risorse su questo fronte, circa un terzo del PSR, in linea con il livello di superficie agricola utilizzata. Va migliorata la burocrazia, e riuscire a comunicare ai consumatori i valori che stanno intorno al biologico, che non sono soltanto quelli della sicurezza alimentare, ma anche di tutti i servizi sistemici che l’agricoltura bio è in grado di dare”.

La composizione del biologico in Toscana vede le coltivazioni permanenti (vite ed olivo) con il 29.9%; quindi le coltivazioni erbacee (24,9%) e prato pascolo (24,7%). Fra le principali coltivazioni dopo anni di crescita, è ora stabile da circa quattro anni la vite, in calo l’olivo dal 2023; in calo netto il grano duro, e ancora in calo il grano tenero, ma con un trend più altalenante.

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo, giornalista, figlio di un cuoco e padre di un cuoco. Mi sono salvato dalle cucine ma non dalla passione per il cibo. Che mi piace anche raccontare.

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