Le figure che mancano al turismo enogastronomico
Il turismo enogastronomico in Italia vale oltre 40 miliardi di euro e coinvolge 14,8 milioni di italiani. Le cantine si confermano mete molto amate: il 40% dei turisti ne ha visitata almeno una nell’ultimo viaggio. Ma nonostante il potenziale, il settore fatica a crescere per mancanza di figure professionali adeguate.
Il “Libro Bianco sulle professioni del turismo enogastronomico”, promosso da Aite e Unioncamere, fotografa una situazione chiara: servono competenze nuove per rendere le esperienze davvero memorabili. Dalla progettazione dell’offerta all’accoglienza, le aziende spesso non riescono a strutturare un servizio completo.
Cinque i ruoli chiave individuati: product manager, hospitality manager, addetto alle visite, consulente turistico enogastronomico e curatore di esperienze, figura in grado di trasformare una semplice visita in un racconto coinvolgente. Un’opportunità anche per sommelier, cuochi, esperti di olio e formaggi.
Le aziende mostrano interesse ad assumere, ma mancano formazione e riconoscimento professionale. Per i promotori del Libro Bianco, è urgente creare un linguaggio condiviso e percorsi chiari. Solo così il turismo del gusto potrà esprimere tutto il suo valore economico e culturale.