Ma il Bio fa paura?

Cosa nascondono le perplessità di parte del mondo scientifico
La tendenza ormai è chiara, i consumi e quindi le produzioni biologiche sono in costante aumento. Anche in Italia, che anzi sta diventando un mercato importante e un area di grande produzione. A questa crescita abbiamo assistito in questi anni in un relativo silenzio, come se l’uscita del mondo bio dalla nicchia in cui era stato confinato per anni non avesse disturbato nessuno. Anzi, grandi industrie, italiane e non, hanno negli ultimi tempi sposato la lotta alla chimica immettendo nel mercato prodotti biologici. Per questo è apparsa ai più inaspettata la presa di posizione di un gruppo di esperti che definiscono il biologico «una risposta inadeguata alle sfide di sostenibilità, ambientale e socio-economica che l’agricoltura ci pone dinanzi». La cosa è approdata anche nelle sedi istituzionali al momento del voto alla Camera del disegno di legge sulla tutela e lo sviluppo delle produzioni biologiche. C’è la sensazione, ha osservato Francesco Sottile, del Comitato esecutivo di Slow Food Italia, “che questa crescente sensibilità verso i temi dell’agroecologia, che stanno guadagnando attenzione anche tra consumatori, spaventi qualcuno o rappresenti una minaccia per un modello industriale che fa sempre più fatica a giustificarsi». Non sarebbe la prima volta che parte del mondo scientifico si piega agli interessi della grande industria, quella della chimica ancora fortissima e per niente incline ad abbandonare il campo. La battaglia è aperta e con i partner con cui diamo vita a Firenze Bio, la mostra mercato delle produzioni biologiche prevista a Firenze dal 15 al 17 marzo, approfondiremo il tema.





