Ma in Africa si beve vino?
Il Consorzio Vino Chianti in missione in Nigeria
Se la vostra idea dell’Africa è solo miseria e bidonville siete rimasti un pò indietro. Certo quello africano è il continente delle disuguaglianze per eccellenza e la miseria è endemica in gran parte del territorio, sopratutto sud Sahariano, ma in quasi tutti i paesi africani è ormai diffusa una classe media con buone opportunità di spesa oltre a un crescente numero di milionari e addirittura miliardari. Questo ha contribuito, sopratutto in paesi come il Sudafrica e la Nigeria, a far crescere anche un'offerta in linea con i bisogni di chi può e vuole spendere. Ristoranti, bar e pub nel centro delle città non hanno nulla da inviare a quelli europei e lì ovviamente si serve, tra le altre cose, vino. Attratti anche dalle stime che danno per questi paesi una crescita economica vicina al 4% (superiore a quanto previsto per l’economia mondiale) le aziende del Consorzio Vino Chianti si affacciano a questo nascente mercato. Lo fanno con una missione in Nigeria che porterà 13 aziende (30 etichette) a Lagos per un evento organizzato dal Gambero Rosso. Il contesto, dicono al Consorzio, è particolare: un mercato di nicchia, circa 10 milioni di potenziali consumatori, ma con un potere di spesa molto elevato — tre volte superiore all’area di Milano — e un modo di vivere il vino profondamente diverso da quello europeo. Le bottiglie si stappano a gala, cerimonie, eventi di rappresentanza; la temperatura di servizio non è una barriera culturale; la stagionalità non influisce sui consumi, nemmeno per il rosso. “Capire gli usi locali, rispettarli e costruire un dialogo vero con chi importa e con chi consuma: è questo il nostro obiettivo — conclude Busi —. Andiamo in Nigeria con entusiasmo e con l’idea di aprire un percorso che possa dare risultati concreti già nel breve termine”.