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Quando il faggio si mangiava

Pubblicato il
22 Aprile 2019
Maurizio Izzo
DI Maurizio Izzo

Non solo legna ma anche frutti dalle foreste

I nostri boschi, quelli che si estendono su tutto l’Appennino, sono coperti da faggi. Il faggio è per questo considerato il principe dei boschi ed è sempre stato una grande risorsa per le comunità locali. E’ facile immaginare tutti gli utilizzi che nel corso dei secoli sono stati fatti con il legname, le mazze da ombrelli per esempio erano tipicamente di faggio, così come i mestoli da cucina o le madie. Ma il faggio, al pari del castagno, ha anche sfamato generazioni di abitanti della montagna. Il frutto è una piccola noce, chiamata faggiola, dal sapore gradevole. Sono ricche di olio e in passato venivano tostate e usate come surrogato del caffè. Come alimento del bestiame si è continuato a usare fino a poco fa mentre l’olio serviva anche per l’illuminazione. Oggi gran parte delle faggete si trovano nei parchi e nelle aree protette, il taglio è controllato e il legname usato sopratutto come legna da ardere. Del sapore di quella noce pochi si ricordano.

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo, giornalista, figlio di un cuoco e padre di un cuoco. Mi sono salvato dalle cucine ma non dalla passione per il cibo. Che mi piace anche raccontare.

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