Quando pagheremo un caffè 2 euro?

Cala il prodotto cresce il prezzo. È il mercato
Le avvisaglie ci sono tutte da tempo e il prezzo della tazzina è già cresciuto ovunque, anche indipendentemente dalla qualità. Prima lo scoglio di 1 euro, superato con scioltezza, poi 1,20, si affaccia già la tazzina a 1,50 ma la vera nuova soglia a cui il caffè del bar rischia presto di arrivare sono i 2 euro. Inevitabile? Sembra proprio di si per cause diverse, la solita tempesta perfetta a cui ha dato una mano anche il neopresidente degli Stati Uniti d’America.
Era di giovedì e in una delle sue conversazioni a ruota libera disse che i dazi alla Colombia sarebbero aumentati del 25%. Tra venerdì e lunedì il prezzo del caffè in America è cresciuto dell’1,7% superando i 3 dollari e mezzo alla libbra, un record!
Qualcuno l’avrà fatto notare al presidente che con la stessa disinvoltura ha fatto, per ora, marcia indietro. Ma il dado era tratto e indietro il prezzo del caffè non è tornato.
Poi ci si mette il cambiamento climatico, e questa non è una novità. I paesi dove più si produce caffè sono anche i più esposti agli effetti del clima impazzito, aumento delle temperature, siccità o piogge torrenziali stanno cambiando la geografia del mondo agricolo. Così l’agenzia americana NOAA ha calcolato che tra breve tra il 35 e il 70% delle superfici oggi occupate dalle piantagioni non saranno più idonee alla coltivazione del caffè. Le avvisaglie si vedono già e il Brasile è tra quelli che ne pagano le conseguenze con un calo della produzione.
Quindi quando aspettarsi l’aumento? C’è già una data, marzo, quando la stagione della raccolta sarà terminata e il rapporto tra offerta e domanda svelerà che c’è bisogno di tanto caffè in più perché ora lo bevono anche gli asiatici e in Cina il consumo è cresciuto del 150% in dieci anni.
Metteteci Trump, un miliardo di cinesi e i cambiamenti climatici, ecco servita la tazzina a due euro. Se non ora quando?





