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Se la farina gialla cede al sushi

Pubblicato il
05 Febbraio 2020
Maurizio Izzo
DI Maurizio Izzo

Il paniere ISTAT racconta di noi.

Da quasi cento anni il paniere ISTAT non solo documenta l’aumento del costo della vita ma racconta di noi, delle nostre abitudini, dei nostri cambiamenti. E’ dal 1928 che l’Istituto di Statistica utilizza questo strumento composto da un paniere che dovrebbe comprendere i beni e i servizi più usati dagli italiani e monitorarne il costo. La composizione di quel paniere deve quindi essere costantemente aggiornata per essere in linea con i consumi reali della popolazione. Il cibo rappresenta una componente importante, anche se va sempre ricordato che nel bilancio familiare (ISTAT conferma) incide per il 16%, appena un punto sopra ai trasporti. Ecco allora che nella nostra storia sono apparsi e scomparsi cibi nel corso degli anni. Se nel 1928 i fagioli secchi e la farina gialla erano determinanti per valutare il costo della spesa, nel 2020 lo sono i frutti di bosco e il sushi take way. L’acqua gassata fa il suo ingresso nel 1954, i biscotti dietetici nel 1991, la bresaola nel 2000. Il caffè in cialde fa il suo ingresso nel 2014 e il cibo etnico nel 2011. Poi ci sono anche i cibi che diventano irrilevanti. E’ il caso dell’orzo che abbandona il paniere nel 2000, della gomma da masticare che esce nel 2016 o dell’hamburger surgelato nel 2008. Riavvolgendo il nastro, molto velocemente, siamo passati da considerare lo strutto un fondamento della cucina e dell’alimentazione, all’insalata in busta e se nel 1977 la famiglia non poteva privarsi delle pesche sciroppate oggi considera irrinunciabile il pasto a domicilio. La statistica è bellissima, non sono numeri è poesia. Fonte Corriere della Sera Foto di StockSnap da Pixabay

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo, giornalista, figlio di un cuoco e padre di un cuoco. Mi sono salvato dalle cucine ma non dalla passione per il cibo. Che mi piace anche raccontare.

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