Se mi avanza il panettone

Anche il panettone ha avuto il suo anno nero
E’ stato il 2011 quando le vendite subirono un calo intorno al 20%. Da allora il dato si è stabilizzato. Ma nei produttori è rimasto il terrore di vedere smaterializzarsi un affare che da decenni fa ricche aziende nazionali e non concentrate sopratutto nel veronese. Il business del panettone vale ancora circa 600 milioni l’anno, ma è evidente che è un settore che mostra il fiato corto. Da una parte la crisi ha ridotto i consumi in generale, e per quanto le vacanze natalizie rappresentino sempre un eccezione, un calo di vendite di un prodotto non propriamente di prima necessità è da mettere in conto. Poi in un pubblico più maturo e esigente si è fatta strada la scelta del panettone artigianale, che pur rimanendo una nicchia, ha eroso qualche punto al fratello industriale.
Tutto questo potrebbe essere alla base di un clamoroso e per certi versi simpatico scivolone che ha visto come protagonista una delle più antiche aziende produttrici di pandoro, la Melegatti. L’azienda veronese che può vantarsi di aver inventato il pandoro e che per decenni ha abituato la sua clientela a un immagine pubblicitaria sobria e moderata si è lasciata andare prima a un azzardato accostamento con il cantante Valerio Scanu lanciando una confezione nera (invece della tradizionale blu e oro) con gigantografia della “star” poi in una campagna web il cui slogan era” Ama il tuo prossimo come te stesso..basta che sia figo e dell’altro sesso”. Lo scivolone è stato tale (sopratutto nel secondo caso) da diventare oggetto di dotte relazioni su come si massacra in un attimo un brand cresciuto negli anni.
Entrambi i prodotti pubblicitari sono stati ritirati, il direttore creativo (pare) allontanato e adesso l’azienda si presenta con un immagine che forse è anche più tradizionale di quella precedente allo scivolone.
C’è una morale a tutto questo? ognuno può cercarne una a noi resta il dubbio che quando la fortuna di un prodotto, sopratutto alimentare, è affidata quasi esclusivamente all’invettiva dei creativi c’è qualcosa che non va.





