Buono e Bio la festa del cibo a Roma
Il 6 e 7 giugno con FederBio e Slow Food due giorni dedicati all’agroecologia al cibo bio e di qualità. Gola Gioconda media partner
Il 6 e 7 giugno con FederBio e Slow Food due giorni dedicati all’agroecologia al cibo bio e di qualità. Gola Gioconda media partner
Il monito di FederBio in occasione della Giornata mondiale della Terra
Senza biodiversità non c’è futuro per agricoltura e cibo
Promossa da Slow Food Italia e FederBio, la kermesse sarà il 6 e 7 giugno 2026 presso l’Orto Botanico della Capitale
Il tema dell'ultimo numero della rivista
Coltivare energia senza smettere di produrre cibo non è più una prospettiva teorica, ma una possibilità già in campo.
L’appello di FederBio ai parlamentari europei
Cosa succede al nostro corpo se adottiamo una dieta mediterranea 100% biologica? Per rispondere a questa domanda, l’Università di Roma Tor Vergata ha lanciato uno studio unico in Europa: il progetto IMOD (Italian Mediterranean Organic Diet). I volontari hanno seguito un percorso che li ha portati a sostituire la dieta convenzionale con una biologica, consentendo ai ricercatori di analizzare l’impatto sui loro parametri di salute.
Tra gli aspetti studiati spiccano il microbiota intestinale, la composizione corporea e l’impatto ambientale della dieta. L’assenza di pesticidi e la maggiore concentrazione di nutrienti dei cibi bio sembrano avere effetti positivi su benessere, prevenzione di malattie e sostenibilità.
La campagna “Il Bio dentro di noi”, promossa da FederBio, AssoBio e altre realtà del settore, nasce per raccontare i risultati di questa ricerca innovativa. I primi dati verranno presentati il 26 novembre alla Camera dei Deputati, con l’obiettivo di aprire il dibattito sull’importanza dell’alimentazione biologica per la salute e il pianeta.
Un esperimento che punta a valorizzare la dieta mediterranea bio non solo come scelta nutrizionale, ma come modello di vita più sano e sostenibile.
Riflessioni a margine di Sana 2019
La soddisfazione di FederBio per un'iniziativa che consolida la fiducia, la tracciabilità e la sicurezza
Il 50% di quello che mangiamo vive in gabbia e gli effetti si vedono
Il nuovo impianto per il recupero e la valorizzazione degli scarti salini del Prosciutto di San Daniele è pronto a partire. Da gennaio 2025, sarà operativo nei pressi del distretto produttivo di San Daniele del Friuli, segnando un passo importante verso una produzione ancora più rispettosa dell’ambiente.
Questo progetto rappresenta un’evoluzione significativa per il Consorzio del Prosciutto di San Daniele, che da anni si impegna per garantire qualità e rispetto per il territorio. Dal 2019, con l’introduzione di un modello di sostenibilità e il recente aggiornamento del Disciplinare nel 2023, il Consorzio ha dimostrato un impegno concreto verso pratiche più responsabili, come l’economia circolare. Il nuovo stabilimento, costruito a Trasaghis (Udine), permette di gestire autonomamente il trattamento di sale esausto e salamoie, materiali precedentemente inviati in impianti lontani.
Questo significa una drastica riduzione delle emissioni di CO2 (circa il 90%) e dell’impatto logistico. La salamoia sarà trattata per separare sale e impurità, mentre il sale recuperato avrà nuovi impieghi, come la concia delle pelli o l’uso come antigelo stradale.
Grazie a una progettazione avanzata, il sito è anche energeticamente efficiente, con un sistema di cogenerazione che coprirà gran parte del fabbisogno. Inoltre, è stato costruito in un’area già urbanizzata, evitando consumo di nuovo suolo.
Oltre a ridurre l’impatto ambientale, l’impianto porterà benefici economici e occupazionali alla zona, posizionandosi come esempio europeo di innovazione sostenibile.
Dieci suggerimenti per capire se è sostenibile per davvero
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È il quattordicesimo della regione con oltre 400 aziende
L'abbandono delle attività agricole rende il territorio più fragile
72 ore di mercati, laboratori, mostre a Scandicci
Nasce sull’Appennino Bolognese per formare nuove competenze nell’agricoltura bio
La Regione Puglia estende il fermo biologico per altri tre anni
Il Consiglio regionale della Puglia ha prorogato fino al 30 giugno 2029 il fermo biologico per il riccio di mare, rafforzando le misure di salvaguardia già avviate nel 2023. Secondo i dati raccolti nei primi 3 anni di applicazione della legge regionale, il fermo ha favorito un recupero della popolazione del riccio di mare, con una crescita degli esemplari più maturi nelle aree monitorate. Gli approfondimenti scientifici hanno però confermato la necessità di proseguire con le misure di tutela, perché il ripopolamento richiede tempi più lunghi e restano fenomeni di pesca abusiva e commercializzazione illegale.
Con la nuova legge la Regione punta a consolidare il percorso già intrapreso, con l’obiettivo di ricostituire stabilmente la specie, proteggere l’ecosistema marino e tenere conto delle esigenze del comparto della pesca professionale.Tra le novità previste figurano l’istituzione di un monitoraggio scientifico permanente, la creazione di un Tavolo tecnico scientifico regionale e la possibilità di attivare, solo sulla base di evidenze scientifiche, programmi sperimentali e temporanei di prelievo contingentato riservati esclusivamente ai pescatori professionisti regolarmente autorizzati. La norma prevede anche azioni di ripopolamento controllato, semine e reintroduzioni in aree idonee, progetti per il recupero delle praterie di posidonia e l’istituzione e promozione del marchio Riccio di Puglia. Sono inoltre previste misure di sostegno per i pescatori professionali pugliesi, attraverso contributi compensativi, indennizzi per il fermo biologico, possibilità di riconversione verso altre attività della filiera e coinvolgimento diretto nei progetti di monitoraggio e ripopolamento. Secondo quanto riportato nel comunicato, i pescatori interessati sarebbero circa 80.