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Una sogliola in Africa

Pubblicato il
25 Giugno 2018
Maurizio Izzo
DI Maurizio Izzo

Una storia di cibo e colonialismo.

La spiaggia era bellissima come quelle dei Caraibi ma questa è Africa e la differenza salta subito agli occhi. Al mattino, già alle prime luci, si riempiva di barche. I pescatori arrivavano e scaricavano il pesce, frutto del lavoro della notte. Lo distendevano sui banconi proprio davanti al mare. Da lì a poco iniziava una piccola processione. Piccola perché a quell’ora il pesce è caro. Qualche ristoratore, qualche furgoncino per i ristoranti della costa e poco più. Il grosso dei presenti era spettatore. Aspettavano che con l’avanzare del caldo il pesce calasse di prezzo. Perché il problema per i pescatori senegalesi era proprio quello, niente corrente, niente celle frigo,nessuna possibilità di conservare quella meraviglia appena pescata. E allora il prezzo lo fa il sole, più tempo passa meno il pesce vale. Ci ha provato una ONG a invertire la rotta. Il progetto prevedeva l’acquisto di un compressore, di una cella frigo e di una camion refrigerato per raggiungere i villaggi turistici dell’entroterra, quelli delle multinazionali francesi famosi in tutto il mondo. Ci hanno provato, appunto, ma i francesi il pesce preferiscono farlo arrivare da Parigi, volo diretto un giorno alla settimana. Così, immagino, i pescatori saranno ancora lì a veder marcire il loro pesce sotto al sole, mentre migliaia di turisti pranzeranno con una sogliola del Mare del Nord.

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo, giornalista, figlio di un cuoco e padre di un cuoco. Mi sono salvato dalle cucine ma non dalla passione per il cibo. Che mi piace anche raccontare.

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