Una sogliola in Africa
Una storia di cibo e colonialismo.
La spiaggia era bellissima come quelle dei Caraibi ma questa è Africa e la differenza salta subito agli occhi. Al mattino, già alle prime luci, si riempiva di barche. I pescatori arrivavano e scaricavano il pesce, frutto del lavoro della notte. Lo distendevano sui banconi proprio davanti al mare. Da lì a poco iniziava una piccola processione. Piccola perché a quell’ora il pesce è caro. Qualche ristoratore, qualche furgoncino per i ristoranti della costa e poco più. Il grosso dei presenti era spettatore. Aspettavano che con l’avanzare del caldo il pesce calasse di prezzo. Perché il problema per i pescatori senegalesi era proprio quello, niente corrente, niente celle frigo,nessuna possibilità di conservare quella meraviglia appena pescata. E allora il prezzo lo fa il sole, più tempo passa meno il pesce vale. Ci ha provato una ONG a invertire la rotta. Il progetto prevedeva l’acquisto di un compressore, di una cella frigo e di una camion refrigerato per raggiungere i villaggi turistici dell’entroterra, quelli delle multinazionali francesi famosi in tutto il mondo. Ci hanno provato, appunto, ma i francesi il pesce preferiscono farlo arrivare da Parigi, volo diretto un giorno alla settimana. Così, immagino, i pescatori saranno ancora lì a veder marcire il loro pesce sotto al sole, mentre migliaia di turisti pranzeranno con una sogliola del Mare del Nord.