Skip to main content

Visto e mangiato in Casentino

Pubblicato il
21 Giugno 2017
Maurizio Izzo
DI Maurizio Izzo
Il panino con le palle e l'Unesco
Abbiamo bisogno che l'Unesco riconosca il cibo italiano come patrimonio dell'umanità? Più che agli italiani bisognerebbe chiederlo agli stranieri, a chi si avvicina a un cibo frutto di una tradizione spesso millenaria e magari si ritrova tra le mani e in bocca una brutta copia, una falsificazione, una truffa. Dalla tre giorni in Casentino usciamo con gli occhi pieni di belle immagini, ognuno ha i suoi gusti ma a noi vedere decine di chef in gruppo fa piacere, e anche di grandi sapori. Ma anche con il tema lanciato dal convegno promosso dall'Associazione Italiana Cuisine in the World sul ruolo del cibo italiano nel mondo e con la richiesta che questo sia riconosciuto come patrimonio immateriale dell'umanità. Per l'Italia già lo sono la Dieta Mediterranea, il Canto a Tenore, l'Opera dei Pupi, i Liutai di Cremona, la macchina a spalla delle processioni e la Vite a Alberello. La cucina italiana ci può stare. A cosa potrebbe servire tale riconoscimento? Ad aumentare la diffusione dei prodotti italiani all'estero? Potrebbe anche non essere necessario. Siamo un piccolo paese che fa grandi cose e non il contrario. Potrebbe invece servire a tutelare chi fa cose buone, tante o poche, e vorrebbe proporle all'estero. Oggi queste aziende, le grandi come le piccole, sono vittime di una concorrenza sleale a cui non si mette freno. Anzi a livello europeo si inventano bollini colorati che finiscono per criminalizzare prodotti genuini. Una bella rappresentazione di ciò che il made in Italy alimentare propone lo abbiamo visto e gustato nella serata finale della tre giorni casentinese quando, ospiti dell'infaticabile Simone Fracassi, abbiamo assaggiato le prelibatezze di produttori e chef italiani. Lì, tra la straordinaria guancia di Chianina preparata da Gaetano Trovato, e il "panino con le palle" di Salvatore Bianco ho però avuto per un attimo di terrore, che un giorno tutto questo potesse scomparire e che vincesse l'omologazione. Ben venga allora il riconoscimento e se serve anche un esercito di buongustai a difendere la nostra capacità di produrre cibo buono. Noi ci saremo, anzi siamo pronti a "scatenare l'inferno".
Maurizio Izzo

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo, giornalista, figlio di un cuoco e padre di un cuoco. Mi sono salvato dalle cucine ma non dalla passione per il cibo. Che mi piace anche raccontare.

Dal mondo social