Caffè più caro ma anche più raro

Il cambiamento climatico minaccia la produzione, l’analisi di Climate Central
Anche il Financial Times ha lanciato l’allarme, il costo della tazzina di caffè potrebbe salire ancora e non è certo nemmeno di quanto. L’analisi pubblicata da Climate Central, un gruppo indipendente di scienziati e comunicatori che ricercano e divulgano i fatti sui cambiamenti climatici, evidenzia come l’aumento delle temperature stia riducendo i raccolti e contribuendo così a prezzi più elevati per i consumatori. E’ un impatto che si farà sentire perché il caffè è una delle bevande più popolari al mondo, con una stima di 2,2 miliardi di tazze consumate ogni giorno. Solo negli Stati Uniti, almeno due terzi degli adulti bevono caffè quotidianamente, in Italia il 97,7% degli italiani beve caffè per un totale di circa 95 milioni di tazzine al giorno. Ma cosa dice l’analisi che prende in considerazione quanto sta succedendo nei cinque Paesi produttori di caffè? Gli analisti si sono soffermati sull’aumento delle temperature che si sono registrate in Brasile, Vietnam, Colombia, Etiopia e Indonesia che forniscono il 75% del caffè mondiale. Gli scienziati avevano precedente esaminato quale potesse la soglia oltre la quale la temperatura diventa un ostacolo alla crescita delle piante, quella soglia è attestata a 30°C, ogni giorno in cui la temperatura supera questo livello le piantagioni vanno in sofferenza per stress da calore, si riduce la resa e aumenta la vulnerabilità delle piante alle malattie. Nei cinque paesi in questione questo è successo per quasi due mesi all’anno, il Brasile addirittura ha affrontato in media 70 giorni caldi aggiuntivi all’anno. Ma tutti i 25 Paesi produttori di caffè analizzati — che rappresentano il 97% della produzione globale — hanno sperimentato un aumento del caldo dannoso per il caffè a causa del cambiamento climatico. In media, ciascun Paese ha registrato 47 giorni aggiuntivi all’anno con temperature dannose per le piante di caffè che non si sarebbero verificate senza l’inquinamento da combustibili fossili. “Il caffè dipende da un delicato equilibrio tra ombra, umidità e tempo di recupero fresco, ricorda Akshay Dashrath un produttore indiano, con il restringersi di questo equilibrio, adattarsi attraverso una migliore salute del suolo e pratiche agricole resilienti al clima non è più una scelta.” Gli fa eco Dejene Dadi, direttore di una piccola cooperativa in Etiopia, ““I coltivatori di caffè in Etiopia stanno già osservando l’impatto del caldo estremo. L’Arabica etiope è particolarmente sensibile alla luce solare diretta. Senza ombreggiatura sufficiente, gli alberi di caffè producono meno chicchi e diventano più vulnerabili alle malattie”. Il problema non è più quindi solo quello di aspettarsi l’ennesimo aumento della tazzina, che in Italia potrebbe presto arrivare ai due euro, ma di vedere compromessa una parte importante dell’economia di Paesi che traggono proprio da questa risorsa un contributo fondamentale all’economia nazionale. Impatto che rischia di essere ancora più grave per i piccoli produttori e le comunità agricole. Ma non è un problema solo del caffè, lo dice chiaramente Kristina Dahl, Vicepresidente per la Scienza di Climate Central, “con questa analisi abbiamo esaminato solo le colture di caffè, ma il cambiamento climatico sta colpendo anche altre colture e agricoltori ovunque, con effetti a catena sui prezzi degli alimenti e sui mezzi di sussistenza.”



