Chi sussurra al grappolo?

Lo spot del governo per la promozione del vino
Ho visto lo spot televisivo che il Governo ha dedicato alla promozione del vino. Era una delle promesse del Ministro dell’Agricoltura (e di tutto il resto) Lollobrigida alle organizzazioni di categoria preoccupate dal calo dei consumi. Avrebbe dovuto insomma dare una mano a ravvivare un mercato che stagna, non solo all’estero bastonato dai dazi ma anche in Italia dove da anni ormai si registra un costante calo dei consumi. Sulle cause il dibattito è aperto ma ora il punto è capire se uno spot come questo serve a qualcosa.
Immaginate tutto quello che avete già visto e sentito, nello spot c’è tutto.
Le vigne al tramonto, la tavolata, la cantina, la coppia al ristorante e un po' di bianco e nero che fa tanto tradizione. Il racconto ci parla di un produttore che “sussurra al grappolo”, di un “Italia terra di vini, cultura e passione” e poi c’è il passaggio in cui “il vino celebra il semplice e lo rende sacro”. Ovviamente e questa è la conclusione “ogni sorso è un quadro che racconta una storia”. Bere responsabilmente è la chiusa.
Su tutto l’inno nazionale cantato da Bocelli.
Era difficile fare di peggio ma purtroppo era quello che mi aspettavo. Intendiamoci non c’è nulla di sbagliato, non so se il produttore sussurra al grappolo (ero rimasto all’uomo che sussurra ai cavalli) ma certo il vino è storia e cultura, non so se c’è sacralità in un calice (forse in quello della messa) ma certo quel calice può essere un quadro. Il problema è che lo spot parla a chi il vino lo conosce e lo troverà noioso, agli altri non dirà nulla e lo troveranno noioso. Forse, come si fa quando si immagina una campagna pubblicitaria, bisognava chiedersi a chi vogliamo parlare? Ai giovani che non bevono vino ma annegano negli spritz, a chi si è allontanato per ragione salutiste, a chi pensa che sia troppo caro, a chi non lo trova di moda? Insomma, non si fa pubblicità all’universo mondo, bisogna sceglie a chi ci si rivolge.
E poi c’è un problema di opportunità che forse al Ministero avrebbero dovuto porsi. Al vino vogliamo bene ma non possiamo negare che sia dannoso alla salute, poco o tanto fa la differenza ma un Governo che induce al consumo di un alcolico non se la può cavare con “bere responsabilmente”. Forse era meglio lasciar perdere, altri avrebbero titoli e mezzi per promuovere il vino anche senza scomodare i cavalli e l’inno nazionale.
https://www.governo.it/it/media/campagna-di-comunicazione-istituzionale-vino-italiano/31137





