Firenze e le sue “Fragranze”: quando il profumo si fa gusto

Dall'11 al 14 settembre Firenze rimette in discussione i confini tra i sensi.
Alla Stazione Leopolda, Pitti Fragranze giunge alla sua ventiquattresima edizione portando in scena oltre 290 marchi attorno a una parola guida, “cura”, che orienta talk e presentazioni. Ma è nel programma diffuso che accompagna la manifestazione, tra botteghe, atelier e locali storici del centro, che il tema si allarga fino a includere un secondo linguaggio sensoriale: quello del gusto.
Il rapporto tra olfatto e palato non è una suggestione estetica occasionale, ma un filo conduttore che attraversa l'intera settimana fiorentina. Lo dimostra, in apertura del salone, l'iniziativa di Mariejeanne, che l'11 settembre nel piazzale della Leopolda propone un percorso di abbinamento tra gelato artigianale e ingredienti distintivi delle proprie fragranze: un esperimento che rende esplicito quanto la memoria olfattiva preceda, e spesso determini, la percezione del sapore.
Un caso emblematico di questa vicinanza tra i due linguaggi arriva da Seoul. Nato nel 2019 in un piccolo studio del quartiere di Seongsu, il marchio coreano kuoca si fonda su una convinzione precisa: che il profumo possa essere una forma d'arte al pari dell'alta cucina. Il nome stesso, mutuato dall'italiano "cuoca", dichiara apertamente questa filiazione. Ogni fragranza nasce dalla collaborazione con maestri profumieri internazionali e si costruisce con la stessa attenzione a equilibrio e stratificazione che caratterizza un piatto di fine dining: un approccio che kuoca definisce Beauty Gastronomy. Ne è espressione la linea Epicure Blends, cinque Eau de Parfum — Wild Peach, Grapefruit Brûlée, Geisha Coffee, Matcha Latte, Dark Tea — ciascuna intitolata a un sapore e racchiusa in un flacone dalla silhouette che richiama un calice da vino, a suggellare il profumo come autentico oggetto sensoriale prima ancora che olfattivo.
La stessa logica di contaminazione informa gli eventi fuori salone. Alle Serre Torrigiani, venerdì 11, la Silent Pool Experience affida al Brand Ambassador Antonio Franzese e al bartender toscano Nico Scotto — approdato al Six Senses di Londra — il compito di tradurre le botaniche del gin inglese in un percorso di miscelazione che è, a tutti gli effetti, un esercizio di lettura olfattiva applicata al bere. Non distante, AquaFlor presenta le nuove fragranze Bharat Sandal e Chandana in un'installazione dedicata all'India, accostando al racconto olfattivo il Jin Jiji India Dry Gin, distillato ai piedi dell'Himalaya con ginepro raccolto a mano e tulsi: un omaggio botanico che unisce profumeria e distillazione nello stesso immaginario geografico.
Sabato 12, la Distilleria Elettrico porta i propri liquori livornesi nella nuova sede di piazza Santa Felicita, dove il bar manager Riccardo Di Rocco compone drink dall'alto tasso aromatico in dialogo con gli appetizer dello chef Lorenzo Crescioli — un pairing che gioca apertamente sul confine tra mixology e cucina, fino a includere una guarnizione commestibile a forma di tester da profumo. Domenica 13, nel palazzo cinquecentesco che ospita Aquaflor in Borgo Santa Croce, la progettista olfattiva Ilaria Legato e Daniele Biondi guidano un percorso dedicato al rum Hampden Estate: tre stazioni sensoriali in cui suoni, colori e profumi diventano strumenti per comprendere un distillato non solo tecnicamente, ma emotivamente.
Il percorso si chiude lunedì 14 settembre da Innocenti Wines, in via del Proconsolo, dove il Ristorante Nello presenta "Essentia", cena ideata da Federico Migliori e Chiara Zanetti in cui profumi, spezie ed erbe anticipano l'assaggio vero e proprio. Il menu — tra i piatti, una rilettura orientale del peposo toscano — è accompagnato da "Fragantia", il pairing costruito con Distilleria Bordiga sulle tinture aromatiche pensate per la mixology, a conferma che la componente olfattiva non è un contorno alla degustazione, ma ne costituisce la struttura portante.
Osservati nel loro insieme, questi appuntamenti restituiscono un'idea precisa: il profumo, a Firenze, smette per qualche giorno di essere materia da salone e diventa chiave di lettura condivisa tra cucina, mixology e distillazione. Dai botanicals del gin alle note tropicali del rum, dalle spezie della cucina contemporanea alle architetture olfattive presentate alla Leopolda, la città racconta come la percezione del gusto sia, in fondo, un atto prima olfattivo che gustativo e come la ricerca su questo confine, oggi, appartenga tanto ai profumieri quanto a chef e bartender.




