Magma, Geyser, Sulfurea birre uniche al mondo
Un birrificio artigianale che utilizza l’energia geotermica come fonte primaria. Risparmia e non inquina.
Pennacchi di vapore che si alzano in cielo e poi fumarole, geyser, rivoli di acqua bollente, non è l’inferno anche se Dante ne rimase affascinato e forse trovò ispirazione, ma una delle zone geotermiche della Toscana. Le province interessate sono quelle di Siena, Pisa e Grosseto, qui nel sottosuolo si nasconde un’energia potente e straordinaria. Gli etruschi prima, i romani poi l’avevano capito e ne traevano vantaggio con i mezzi a disposizione. Oggi si può fare molto di più e infatti da qui viene il 30% dell’energia elettrica che serve alla Toscana e il 70% dell’energia rinnovabile prodotta è geotermica. Una ricchezza che produce anche cose buone come la birra di Vapori di Birra. Siamo a Sasso Pisano, borgo medievale in provincia di Pisa, dove una decina di anni Edo Volpi ebbe un’idea. Conosceva bene la potenza dell’energia geotermica e pensò che sarebbe potuta servire, oltre che a produrre energia elettrica e calore per le case anche come fonte primaria di energia per un’attività. La prima scelta non fu la birra ma per nostra fortuna cambiò idea e affascinato da certe teorie che volevano la birra artigianale tra gli alimenti più sani e indicati per una dieta corretta elaborò un progetto che nel giro di due anni portò il vapore nello standone adibito a birrificio. Oggi con Edo ci sono 7 soci, 4 impegnati stabilmente nell’attività che prevede anche un ristorante. Trentasettesima litri di birra all’anno, ma bisognerà produrne di più perchè le richieste non mancano, dieci tipologie di birra che hanno ereditato nomi in sintonia con l’ambiente. C’è la Sulfurea, una Weiss, c’è Geyser, American pale Ale così come la Magma.
Ovviamente nello sfruttare il vapore geotermico c’è ovviamente un vantaggio ambientale ma per l’azienda ce n’è anche uno economico, tra il 30 e il 40% dei costi della bolletta energetica sono abbattuti e poi c’è quella consapevolezza, di cui Edo va fiero, di contribuire alla transizione energetica e comunque di limitare l’impatto ambientale della sua attività.
Il calore geotermico, di cui Vapori di Birra si serve grazie a un apposito scambiatore di vapore, viene utilizzato per il riscaldamento nelle fasi di bollitura e ammostamento, durante le quali viene garantita una temperatura costante di calore naturale, nonché per le attività preliminari e conclusive di lavaggio e sanificazione dell’impianto. Il vapore geotermico ad alta temperatura (230°) e pressione proviene dalla vicina centrale Enel Green Power "Sasso 2" e copre interamente il fabbisogno energetico del ciclo produttivo.
Inoltre, il birrificio è parte di associazioni che promuovono la sostenibilità ambientale e la tutela della biodiversità, coinvolgendo una filiera locale che valorizza prodotti territoriali per la birra e per la ristorazione a km zero. Tutte qualità che hanno indotto la giuria del Premio per lo sviluppo sostenibile 2025 ad assegnare il riconoscimento all’azienda sottolineandone l’innovatività, l’efficacia ambientale ed economica e il potenziale di replicabilità, ed evidenziandone in particolare «il valore pionieristico nell’utilizzo del vapore geotermico come fonte primaria di energia per l’intero processo».
E comunque alla fine c’è il successo del prodotto che conferma una tendenza in atto, come ci ricorda Edo, “negli ultimi tempi si assiste ad una vera e propria rivoluzione per la figlia del malto e del luppolo grazie all’interessamento di operatori fino ad oggi concentrati esclusivamente sul vino e ad alcuni Chef intraprendenti che hanno scoperto come l’ampio spettro di profumi e sapori delle birre possa giocare un ruolo innovativo e stimolante nella loro arte ai fornelli, sia in materia di abbinamenti sia nella costruzione di ricette originali”.
Tanta energia
Enel Green Power gestisce il più antico e allo stesso tempo innovativo complesso geotermico del mondo, che conta 34 centrali geotermoelettriche, per un totale di 37 gruppi di produzione, dislocate tra le province di Pisa, Siena e Grosseto. I quasi 6 miliardi di KWh prodotti annualmente, oltre a soddisfare più del 30% del fabbisogno elettrico regionale e a rappresentare il 70% delle rinnovabili prodotte in Toscana, forniscono calore utile a riscaldare 13 mila utenze residenziali, aziende ed esercizi commerciali, oltre a 26 ettari di serre, e contribuiscono ad alimentare un’importante filiera artigianale, agroalimentare e turistica con oltre 60 mila visite annue.
Il vapore per fare il freddo
Il vapore geotermico da tempo produce energia elettrica, scalda le case e ora sostiene le attività produttive, ma si può fare di più. La sfida in corso è quella che sempre più spesso richiedono le aziende dell’agroalimentare, abbattere i costi energici per produrre freddo. Dalle celle frigo ai condizionatori le spese che le aziende sostengono sono cresciute in maniera esponenziale nel corso degli ultimi anni. Si può fare, dice Loredana Torsello dirigente di Cosvig, il consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche, anzi si fa già. In un caseificio della zona è in corso una sperimentazione proprio per trasformare il vapore geotermico in freddo per le celle. E’ una richiesta, aggiunge Torsello, che si fa sempre più pressante sul territorio e in prospettiva c’è la frontiera dei data center (grandi divoratori di energia). Qui occorrerà sviluppare nuove tecnologie ma questo territorio si presta bene a questo tipo di attività e sarebbe una grande opportunità.