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Tabula Rasa, l'apocalisse è servita

Pubblicato il
19 Marzo 2025
Redazione Golagioconda
DI Davide 'Deiv' Agazzi

Intervista a Davide Di Gandolfo

'Facciamo che ci sentiamo domenica sera, così capisco se c'è un giorno di tempo avverso che non mi permette di andare nel campo'. Chi scrive, dall'altra parte del monitor, è Davide Di Gandolfo, uno che ha già vissuto mille vite per rimanere confinato in una sola etichetta: antiquario a Milano, videomaker a Roma, oggi – orgogliosamente – contadino.

Per fissare l'intervista serve, quindi, prima scrutare il cielo.

Quando non è a lavorare nel campo a Carpineto Romano ('sui monti Lepini, è un posto che ci devi andare, non ci capiti'), a 80km circa dalla Capitale, collabora con Daniele De Michele meglio noto come Don Pasta (qua la nostra intervista https://www.golagioconda.it/interviste-gola-gioconda/la-cucina-militante-delle-nonnine-anticapitaliste) come aiuto regista e montatore degli spettacoli e dei film dell'istrionico divulgatore salentino. De Michele gli ha reso il favore, firmando la prefazione di Tabula Rasa, il suo primo romanzo, fuori in questi giorni per i tipi di Momo Edizioni. Il rapporto con la terra, che segna la sua nuova parentesi di vita, è al centro di questo romanzo dal sapore apocalittico in grado di mischiare elementi di fantasy e fantascienza in una storia dove – senza spoilerare nulla, come dicono i giovani – due fazioni di opposte ideologie si contendono, in un conflitto millenario, il possesso di una pietra, a sua volta legata al tema dell'equilibrio con la natura.

Nel corso delle pagine si toccano i temi della spiritualità, dell'ecologia, del destino, del potere e del suo abuso.

I primi rudimenti come contadino provengono dal padre, con cui condivide un anno sabbatico in Sardegna: al termine del periodo di iniziazione alla terra, conosce Don Pasta col quale intraprende un percorso di ricerca sul territorio italiano. 

'Ho capito che non volevo solo documentare i contadini, volevo essere come loro – afferma Di Gandolfo - quindi mi sono messo a testa bassa e un poco alla volta è diventato il mio mestiere. Adesso sono, anche se non bisognerebbe dirlo di se stessi, un ottimo potatore di ulivi.'

Poi la fuga da Roma, dove cambia lo scenario culturale ma anche i desiderata del romanziere contadino ('sai, da giovane si cercano altre cose'). A Carpineto Romano risiede con la moglie Catia Briganti, dove i due danno vita ad un piccolo laboratorio gastronomico chiamato Microlab.

'Mia moglie è una cuoca, ci siamo inventati anni fa questa cosa che io portavo i miei prodotti a Roma e lei portava i suoi lavorati e semilavorati. Poi abbiamo aperto questo piccolo centro dove facciamo pranzi e cene, Microlab, tutto cibo vegetariano, non c'è ciccia ma c'è molta attenzione alle materie prime. È un lavoro sartoriale, nel senso che non facciamo grandi numeri, non facciamo serialità, facciamo abiti cuciti su misura, gastronomicamente parlando'.

Oggi che che rapporto hai con la terra? Cosa significa per te lavorare la terra? 

Penso che sia una delle cose più emozionanti che abbia sperimentato nella mia vita. Mi ha proprio trasformato come uomo. Hai un rapporto con quello che ti circonda e con te stesso che è totalizzante, ti astrai. Io a volte entro nel campo e il tempo scorre così velocemente che neanche me ne accorgo. Tendenzialmente sto nel silenzio. Sto a contatto con la natura e con cose vive. Cioè, le piante sono cose vive: ti rapporti sempre con degli esseri viventi che hanno le loro esigenze e che tu devi naturalmente rispettare. Questo mi ha aperto un mondo e mi ha aperto la testa. Nel mio libro c'è molto di questo, eh.

Che tipo di percorso deve fare una persona per diventare contadino nel 2025? 

Per diventare contadino deve prima di tutto spogliarsi di tutti i bisogni indotti e non reali. Adesso si riempiono tutti la bocca col fatto del ritorno alla terra: tornare alla terra comporta un reddito non eccessivo. Bisogna fare tante rinunce, bisogna lavorare tantissimo, perché la terra non permette pigrizia, non permette di fare domani quello che devi fare oggi e se poi hai minimo, ma davvero un minimo di animali.. l'animale lo devi curare tutti i giorni all'anno, Natale e Capodanno compresi. E quindi il ritorno alla terra è quasi un atto di fede.

Cosa ti senti di dire a chi ancora oggi nega il cambiamento climatico?


Che mentono. Che è sotto gli occhi di tutti. Io quest'anno non ho visto gelate, qui non sta più gelando, ma da diversi anni, sono 5-6 anni che non ci sono gelate serie. Io continuo ad anticipare le potature. Potature le fai tendenzialmente a fine inverno, inizio primavera quando la natura si risveglia. Questo non avviene perché non è come se le piante non andassero a riposo. L'altro giorno ero in campagna e vedo un albero di mimose volevo regalarle alla mia compagna, mi avvicino ed erano sfiorite, cioè c'era già stato - praticamente - il pieno della fioritura. E i casi sono tanti, gli ulivi stanno già tirando fuori i fiori nel sud Italia, cioè è tutto fuori schema, c'è un fortissimo cambiamento in atto, di cui noi  - che viviamo in campagna - ci rendiamo conto. Chi vive in città può anche dire 'meglio se non c'è l'inverno', ma in campagna è fortemente percettibile questa cosa, non parlo di cose sentite, le vivo prima persona. Io qui ho un vaso davanti a me, dove mi era caduto l'anno scorso un seme di pomodoro.. la piantina è ancora viva. È passato l'inverno la pianta di pomodoro, che sotto sotto i 10° ha dei problemi, è ancora viva. È tutto fuori squadra, vero che poi le piante si adattano sul lungo periodo però così non può funzionare, così è pericoloso, molto pericoloso, tanto che aumentano le malattie sulle piante, più aumentano le malattie sulle piante, più bisogna ricorrere a dei fitofarmaci.. è quello che sta succedendo nelle vigne, no? Poti ancora prima, a gennaio, quando non ha ancora ghiacciato. Non faccio discorsi scientifici, è oggettivo.

In questo senso ti chiedo, la Tabula Rasa che dà il titolo al tuo romanzo, nella realtà, come la vedi?


Cercando di non fare spoiler sul libro: la Tabula Rasa è un azzeramento e una riscrittura ed è il senso che intendevano i romani. E va riscritto, va riscritto tutto. Va assolutamente riscritto, siamo otto miliardi su questa terra. Siamo otto miliardi di cui un miliardo, anzi, circa 700 milioni di persone, consumano a un ritmo impossibile: già a fine anni '60, inizi '70 gli scienziati han cominciato a fare i grafici e a mettere in ordine i numeri e hanno detto 'guardate, fra 50 anni qua succede il disastro se continuiamo così'. E noi invece di dire stop abbiamo aumentato il ritmo. Cioè siamo di fronte a cose assurde, pensa semplicemente al monouso. Io in campagna avevo un' incudine in cui il nonno della della mia compagna raddrizzava i chiodi. Non ti sto parlando del Medioevo, sto dicendo fine anni 70, quest'uomo raddrizzava i chiodi. Non si buttava via nulla. Pensa semplicemente la moda veloce: viene prodotta sfruttando quasi a livello di servi della gleba dei poveracci. Viene messa sul mercato, indossata per una settimana, poi finisce in un armadio e dopo dieci giorni in una discarica. Cioè è fuori controllo. Non lo so, io sono smarrito. Neanche incazzato, sono smarrito.

C'è speranza per il pianeta con la presenza del genere umano o dobbiamo farci da parte? 

Eh, la seconda che hai detto. Nel senso che noi siamo ospiti, come sono ospiti altre milioni di forme di vita, questo è il punto del mio libro che siamo ospiti. Ma in questa caduta verticale, ci stiamo trasportando dietro l'intero pianeta, è questo il problema. Sono cicli, c'è una specie che evolve, raggiunge il suo apice e poi cade. Ma noi in questa caduta ci stiamo portando dietro tutto.

La storia del romanzo ruota intorno al possesso di una pietra. Cosa rappresenta per te?


È qualcosa di ancestrale.  Si tratta di una pietra di ossidiana, che è importante per l'uomo, è una pietra antica, è parte stessa della terra, è consustanziale alla terra. È la stessa madre terra quella pietra.

L'ultima domanda che ti faccio è la domanda che Don Pasta scrive nella prefazione al tuo libro, ovvero: qual è il ruolo dell'arte in un momento storico in cui, forse più che mai, si ha l'impressione di arrivare a un punto di non ritorno?
Di raccontare questa cosa, di non essere fini a se stessi. Questa cosa che sta accadendo..ho la sensazione che sia un punto fondamentale. Siamo davanti a un punto di svolta fondamentale che deciderà tante cose. Io non so se mi posso ritenere un artista, non so neanche cos'è essere un artista, ho sempre raccontato con le immagini e adesso racconto scrivendo e racconto quello che sento e quello che vedo. Ho sentito questa necessità, devi raccontare quello che ti circonda, non le tue pippe intime, quelle interessano poco, il ruolo dell'arte per me è un altro, è quello di raccontare quello che ci sta accadendo.

La ricetta: lo spaghettino antiapocalisse di Davide Di Gandolfo

Pasta lunga al pomodoro fresco.

La ricetta è eseguibile solo da fine luglio a metà settembre. Andate nell'orto e cogliete dei pomodori, se non avete orto andate da un contadino di cui vi fidate. I frutti devono essere di piccole/medie dimensioni e le piante da cui li avete colti devono aver assaggiato poca acqua nell'ultimo periodo. Mettete a bollire l'acqua per la pasta,  fate rosolare a fuoco lento uno spicchio di aglio e un peperoncino fresco nell' olio, preso - se possibile - anche questo da un contadino di cui vi fidate. Aggiungete i pomodori che avrete precedentemente tagliato a spicchi e cuocete sempre a fuoco lento.

Per la pasta lunga fate voi, se fatta in casa o non industriale è meglio: una volta scolata, al dente, aggiungetela ai pomodori.

Pochi minuti di cottura insieme, poi un filo di olio a crudo e un paio di foglie di basilico.

Non serve altro 

Intervista completa qui https://www.golagioconda.it/rivista-sfogliabile-gola-gioconda/gola-gioconda-marzo-2025

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Davide 'Deiv' Agazzi

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