Se è donna è cuoca. Se è uomo è chef.

Quanto manca alla parità di genere nella ristorazione?
In sintesi, la disparità di genere che si vive nella ristorazione parte anche da qui, dal riconoscimento di un ruolo in un ambito professionale che per anni è stato patrimonio quasi esclusivo del genere maschile.
I numeri lo confermano, ancora oggi il 52% del personale impiegato nella ristorazione è donna ma solo il 20% occupa posizioni apicali (chef, direttore etc…). Ne deriva una disparità salariale che la stessa Federazione dei pubblici esercizi (FIPE) stima in un 15/20% di retribuzione inferiore per le donne.
Nell’ambito dei riconoscimenti non va certo meglio tanto che più volte la più famosa guida dei ristoranti, la Michelin, è stata accusata di sessismo. Nell’ultima edizione le stelle assegnate sono 394, quante alle donne? 48! E comunque l’Italia è il paese dove le donne hanno ottenuto il maggior numero di riconoscimenti.
Contro tutto questo a battersi sono ovviamente soprattutto le donne e in Cristina Bowerman hanno trovato una leader e una delle voci più autorevoli e attive nella lotta per la parità di genere nella ristorazione italiana. Chef stellata del ristorante Glass Hostaria a Roma, utilizza la sua visibilità per scardinare gli stereotipi in un settore ancora fortemente maschile.
Ecco le sue parole in una recente intervista al settimanale Io Donna: “Nel campo della cucina siamo meno, sì. Ma non è solo nel mio campo, è dappertutto. I numeri sono impietosi: secondo le ultime statistiche, siamo a 130 anni dalla parità. Iniziamo con l’equiparare gli stipendi, iniziamo con asili nido in ogni quartiere…».
Detto questo, alle giovani che vogliono intraprendere la sua strada, dà un consiglio che è quasi un manifesto: «Non te ne deve fregare niente di quello che dicono. Se è la tua passione, seguila fino in fondo. Ce la puoi fare».





