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TAG: Cibo e società

Una categoria che esplora il legame tra alimentazione e società: prezzi, consumi, politiche, mode e sfide globali che influenzano il nostro modo di mangiare.
09 Luglio 2026

Importazioni bio in forte crescita

Secondo Coldiretti nel 2025 gli arrivi da Paesi extra Ue sono aumentati del 26%, con timori per la trasparenza delle etichette e la concorrenza ai produttori italiani.

Nel 2025 le importazioni di prodotti biologici provenienti da Paesi extra Ue sono cresciute del 26%, superando i 300 milioni di chili. Frutta, verdura, cereali, olio d’oliva e spezie arrivano ogni giorno in Italia con l’etichetta “Agricoltura non UE”, spesso poco evidente, alimentando dubbi sulla trasparenza delle informazioni fornite ai consumatori.

Secondo l’analisi di Coldiretti Bio basata sui dati della Commissione europea, l’aumento degli arrivi dall’estero rischia di creare una concorrenza difficile per le aziende italiane, che devono rispettare standard ambientali e sanitari molto rigorosi. L’Italia resta il primo Paese europeo per numero di operatori biologici e superficie coltivata, ma è ormai anche il terzo importatore dell’Unione, dietro a Germania e Paesi Bassi.

Tra i prodotti più significativi c’è l’olio extravergine biologico: quasi tutto quello importato in Europa proviene dalla Tunisia. Da qui la richiesta di indicare in modo più chiaro l’origine delle materie prime e di applicare il principio della reciprocità, imponendo alle produzioni extra Ue gli stessi requisiti richiesti agli agricoltori europei.

Il tema si intreccia con le tensioni internazionali. I recenti problemi lungo le rotte commerciali e l’aumento dei costi energetici hanno mostrato quanto il sistema agroalimentare sia vulnerabile. Per Coldiretti, la sicurezza alimentare deve tornare al centro delle politiche europee: senza una produzione agricola forte e competitiva, sostengono gli agricoltori, non può esserci vera sicurezza per il Paese.

30 Ottobre 2025

Legumi dimenticati: ceci neri e fagioli zolfini protagonisti in cucina

I legumi antichi rappresentano un patrimonio prezioso della nostra agricoltura e della tradizione culinaria, capaci di raccontare secoli di storia e di cultura alimentare. Tra questi troviamo varietà come ceci neri, fave di Controne, lenticchie di Castelluccio, piselli di Sant’Anna, spesso legate a territori specifici e a pratiche agricole sostenibili. Questi legumi, coltivati con metodi tradizionali e rispettosi dell’ambiente, hanno ritrovato nuova attenzione grazie al crescente interesse per una dieta equilibrata e per prodotti locali e di qualità.

Dal punto di vista nutrizionale, i legumi antichi sono ricchi di proteine vegetali, fibre, vitamine del gruppo B e minerali come ferro, zinco e magnesio, con un basso contenuto di grassi. Sono alleati preziosi per il benessere digestivo e per il controllo del metabolismo, e si inseriscono perfettamente in diete vegetariane e vegane, ma anche in piatti della cucina tradizionale e moderna, grazie alla loro versatilità.

In cucina possono essere protagonisti di minestre, zuppe, insalate e piatti unici, oppure trasformati in creme, hummus o burger vegetali. Il loro sapore intenso e la consistenza rustica li rendono ideali anche per preparazioni più creative, dove l’antico incontra il contemporaneo. La collaborazione con piccoli produttori locali permette di valorizzare il legume nella sua forma più autentica, sostenendo la biodiversità e le economie dei territori.

Un esempio originale è la crema tiepida di ceci neri con agrumi e timo: dopo averli cotti e scolati, i ceci vengono frullati insieme a un filo d’olio, scorza di arancia e succo di limone fino a ottenere una consistenza vellutata. La crema si serve tiepida, guarnita con foglioline di timo fresco e qualche goccia di olio aromatizzato, creando un piatto elegante e profumato, dove il gusto rustico dei legumi si sposa con note agrumate e aromatiche, ideale come antipasto o base per tartine creative.

01 Luglio 2026

Niente ricci di mare fino al 2029

La Regione Puglia estende il fermo biologico per altri tre anni

Il Consiglio regionale della Puglia ha prorogato fino al 30 giugno 2029 il fermo biologico per il riccio di mare, rafforzando le misure di salvaguardia già avviate nel 2023. Secondo i dati raccolti nei primi 3 anni di applicazione della legge regionale, il fermo ha favorito un recupero della popolazione del riccio di mare, con una crescita degli esemplari più maturi nelle aree monitorate. Gli approfondimenti scientifici hanno però confermato la necessità di proseguire con le misure di tutela, perché il ripopolamento richiede tempi più lunghi e restano fenomeni di pesca abusiva e commercializzazione illegale.

Con la nuova legge la Regione punta a consolidare il percorso già intrapreso, con l’obiettivo di ricostituire stabilmente la specie, proteggere l’ecosistema marino e tenere conto delle esigenze del comparto della pesca professionale.Tra le novità previste figurano l’istituzione di un monitoraggio scientifico permanente, la creazione di un Tavolo tecnico scientifico regionale e la possibilità di attivare, solo sulla base di evidenze scientifiche, programmi sperimentali e temporanei di prelievo contingentato riservati esclusivamente ai pescatori professionisti regolarmente autorizzati. La norma prevede anche azioni di ripopolamento controllato, semine e reintroduzioni in aree idonee, progetti per il recupero delle praterie di posidonia e l’istituzione e promozione del marchio Riccio di Puglia. Sono inoltre previste misure di sostegno per i pescatori professionali pugliesi, attraverso contributi compensativi, indennizzi per il fermo biologico, possibilità di riconversione verso altre attività della filiera e coinvolgimento diretto nei progetti di monitoraggio e ripopolamento. Secondo quanto riportato nel comunicato, i pescatori interessati sarebbero circa 80.