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TAG: Cucina sostenibile e bio

Idee e riflessioni su come mangiare bene rispettando l’ambiente: biologico, filiera corta, stagionalità e innovazioni green.
04 Febbraio 2026

Farine alternative: insetti, alghe e altre innovazioni in cucina

Le farine alternative stanno conquistando spazio nelle cucine e nell’industria alimentare, spinte da esigenze di sostenibilità, sicurezza alimentare e nuovi stili nutrizionali. Tra le più discusse ci sono quelle a base di insetti, alghe e legumi, ingredienti che promettono benefici interessanti ma richiedono anche consapevolezza nel loro utilizzo.

Le farine di insetti, come grilli o larve di Tenebrio molitor, sono ricche di proteine ad alto valore biologico, vitamine e minerali, con un impatto ambientale nettamente inferiore rispetto alle fonti animali tradizionali. In Europa il loro consumo è regolato dal Regolamento Novel Food, che ne autorizza l’uso solo in specifiche forme e con etichettatura chiara, anche per tutelare chi soffre di allergie.

Le alghe, invece, offrono un profilo nutrizionale unico: contengono iodio, fibre, antiossidanti e proteine. Le farine di alghe si usano soprattutto in prodotti da forno, pasta e snack, aggiungendo sapore umami e colore naturale. Anche qui la normativa europea ne disciplina provenienza e quantità, per garantire sicurezza e qualità.

Più familiari sono le farine di legumi, come ceci, lenticchie e piselli. Senza glutine, ricche di proteine vegetali e fibre, sono ideali per chi segue diete vegetariane o cerca alternative più digeribili. Possono sostituire in parte le farine tradizionali in pane, dolci e impasti salati.

Tra curiosità, vantaggi nutrizionali e regole precise, le farine alternative rappresentano una frontiera concreta del cibo del futuro: innovativa, ma sempre più presente nel quotidiano.

09 Luglio 2026

Importazioni bio in forte crescita

Secondo Coldiretti nel 2025 gli arrivi da Paesi extra Ue sono aumentati del 26%, con timori per la trasparenza delle etichette e la concorrenza ai produttori italiani.

Nel 2025 le importazioni di prodotti biologici provenienti da Paesi extra Ue sono cresciute del 26%, superando i 300 milioni di chili. Frutta, verdura, cereali, olio d’oliva e spezie arrivano ogni giorno in Italia con l’etichetta “Agricoltura non UE”, spesso poco evidente, alimentando dubbi sulla trasparenza delle informazioni fornite ai consumatori.

Secondo l’analisi di Coldiretti Bio basata sui dati della Commissione europea, l’aumento degli arrivi dall’estero rischia di creare una concorrenza difficile per le aziende italiane, che devono rispettare standard ambientali e sanitari molto rigorosi. L’Italia resta il primo Paese europeo per numero di operatori biologici e superficie coltivata, ma è ormai anche il terzo importatore dell’Unione, dietro a Germania e Paesi Bassi.

Tra i prodotti più significativi c’è l’olio extravergine biologico: quasi tutto quello importato in Europa proviene dalla Tunisia. Da qui la richiesta di indicare in modo più chiaro l’origine delle materie prime e di applicare il principio della reciprocità, imponendo alle produzioni extra Ue gli stessi requisiti richiesti agli agricoltori europei.

Il tema si intreccia con le tensioni internazionali. I recenti problemi lungo le rotte commerciali e l’aumento dei costi energetici hanno mostrato quanto il sistema agroalimentare sia vulnerabile. Per Coldiretti, la sicurezza alimentare deve tornare al centro delle politiche europee: senza una produzione agricola forte e competitiva, sostengono gli agricoltori, non può esserci vera sicurezza per il Paese.